Associazione Segnala – Newsletter gennaio-marzo 2008


I. Berlin, Sulla ricerca dell’ideale, ed. Morcelliana, 2007
G. Zagrebelsky, Contro l’etica della verità, Laterza, 2008
E. Boncinelli, L’etica della vita;  siamo uomini o embrioni?, Rizzoli, 2008
A. Cavarero, Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme, Feltrinelli, Milano, 2007.
D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, 2008
U. Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli, ottobre 2007


Sezione Riviste
J. Fallows, Dollaro cinese: perché la Cina finanzia continuamente gli USA?, L’Internazionale, n. 734, pp. 30-36
T. De Mauro, Analfabeti d’Italia: solo il 20% degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare, L’Internazionale, n. 729
R. Carlini, Il debito è mio e me lo gestisco io, L’Espresso, 21 febbraio 2008, pag. 79
C. Schmidt-Haeur, Y. Sànchez, Libera nella blogosfera, L’Internazionale, n. 730, p. 60-61

M. Lifsher, Il commercio delle assicurazioni, L’Internazionale, n. 734, pag. 78

M. Pedelty, I voli accademici rovinano l’ambiente, L’Internazionale, n. 729

Sezione Quotidiani
R. Masci, In Panchina perché sono uno dei 67, La Stampa, 24 gennaio 2008, p. 6
F. Dyson, E se tutta quella CO2 fosse utile?, La Stampa, TuttoScienze I-IV, 16 gennaio 2008
A. Alviani, ?Giochiamo ai nazisti? E risorse il Terzo Reich, La Stampa, 13 marzo 2008, p. 15
F. Basso, Coppie di fatto in aumento e i Comuni le riconoscono, Corriere della Sera, 12 febbraio 2008, p. 12
G. Caprara, Un’astronave senza uomini. Al via la nuova era spaziale, Corriere della Sera on-line, 7 marzo 2008

Sezione E inoltre?
Segnalazione film: 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, di Cristian Mungiu, Romania 2007.
Segnalazione mostra:
Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale.
Segnalazione mostra: Canaletto e Bellotto. L’arte della veduta.
Segnalazione mostra fotografica: Il rischio non è un mestiere.


Libri
T. Todorov, Lo spirito dell’illuminismo, Garzanti 2007
Solo criticando l’illuminismo possiamo restargli fedeli.  Questo aforisma, stampato in quarta di copertina, riassume icasticamente ?Lo spirito dell’illuminismo? (anche il titolo è molto espressivo del contenuto dell’opera) l’ultimo saggio di Tzvetan Todorov, intellettuale bulgaro ma residente in Francia dagli anni sessanta.  Lo spirito dell’illuminismo è declinato in alcuni valori fondativi – autonomia, laicità, verità, umanità e universalità – dei quali si indagano le origini, le interconnessioni e la rilevanza nel dibattito politico contemporaneo.  A questi valori occorre ancora riferirsi se non si vuole cadere nelle deviazioni del moralismo o dello scientismo, o peggio ancora precipitare nell’irrazionalismo identitario e fondamentalista.   Un capitolo conclusivo di grande interesse sottolinea le potenzialità straordinarie insite nella diversità che caratterizza la composizione multinazionale dell’Europa, considerata un’eredità preziosa, frutto di lacerazioni dolorose, ma condizione necessaria (e privilegiata) per imparare la tolleranza e promuovere una cultura della pace. (g.g)


M. Davis, Breve storia dell’autobomba. Dal 1920 all’Iraq di oggi. Un secolo di esplosioni, Torino, Einaudi 2007.
L’urbanista non allineato di San Diego, autore delle Città di quarzo dove se la prendeva con l’attitudine segregazionista dei pianificatori urbani degli anni Ottanta, ci offre un’interpretazione accurata e pungente dello sviluppo, attraverso il XX secolo, di questo strumento terroristico. Globale perché presente un po’ ovunque e al tempo stesso particolare e contingente per la precisione topografica e temporale con cui agisce, l’autobomba piace ai terroristi di oggi anche perché fornisce loro la certezza di essere ?sentiti dal mondo? per la risonanza che produce nella cronaca e l’impressione che suscita nell’opinione pubblica.
La storia di sangue tracciata da Davis è un’opportunità di osservare dal punto di vista dell’estremismo e del ribellismo radicale alcuni momenti salienti del secolo scorso: così, conosciamo gli anarchici di Luigi Galleani che interpretano il malcontento degli immigrati italiani in America alla fine della Prima Guerra Mondiale collegati all’attentato di Wall Street del 1920; i sionisti della Banda Stern che per primi utilizzarono massicciamente la tecnica dell’autobomba contro inglesi e palestinesi ad Haifa alla fine degli anni Quaranta; la regia di CIA e KGB dietro numerosi interventi terroristici in Afghanistan e Pakistan in piena Guerra Fredda. (l.f.)


R. Gary, La vita davanti a sé, ed. Neri Pozza, ristampa 2007
Un romanzo singolare e indimenticabile, ambientato nel mondo degradato delle banlieux parigine, e più precisamente nel mondo di prostitute e travestiti che ?si difendono dalla vita con il culo?.  L’originalità del racconto, dal quale emerge una umanità ricchissima, sta principalmente nel fatto che l’io narrante è quello di un bambino straordinario, abbandonato dalla madre prostituta e mantenuto da una ?madre adottiva?, un’anziana ex prostituta -ebrea già internata nei campi di concentramento nazisti – che vive mantenendo bambini abbandonati come il piccolo protagonista.  Il rapporto tra i due personaggi è struggente e si sviluppa in modo avvincente nelle relazioni con personaggi e situazioni paradossali, sempre descritti con una partecipazione e uno spirito ironico che a tratti esplode in sprazzi di umorismo folgorante.
Sono certo che chi raccoglierà questa indicazione di lettura mi sarà riconoscente, come lo sono stato io a chi lo ha consigliato a me facendomi cominciare bene l’anno. (g.g.)


I. Berlin, Sulla ricerca dell’ideale, ed. Morcelliana, 2007
Il domenicale del Sole 24 ore segnala la ripubblicazione, presso Morcelliana, de ?La ricerca dell’ideale?, il discorso preparato da Isaiah Berlin in occasione del conferimento del premio Giovanni Agnelli, nel 1988. Un discorso che riassume tutto il percorso intellettuale di questo filosofo liberale, esploratore dello spazio dell’etica e difensore strenuo del pluralismo, accuratamente distinto dal relativismo.  Sostenere la tesi del pluralismo in etica vuol dire riconoscere che i valori sono più di uno, che possono configgere tra di loro, e che questa loro incomponibilità fa parte della loro stessa essenza.   Osserva Salvatore Veca, nella prefazione al testo, che noi siamo costretti a vivere nella continua necessità di operare scelte in un mondo in continua trasformazione, sapendo che la soluzione di alcuni problemi ne aprirà degli altri e che la speranza di attingere una verità conclusiva, una soluzione finale, è illusoria e anche pericolosa, come hanno dimostrato le tempeste ideologiche del secolo appena concluso. (g.g.)


G. Zagrebelsky, Contro l’etica della verità, Laterza, 2008
Abbiamo recentemente suggerito, in questa Newsletter, la lettura di ?La virtù del dubbio? libro-intervista di Gustavo Zagrebelsky per Laterza. Ora l’autore torna sul tema dei rapporti tra etica e diritto, in difesa della laicità e della cultura del dialogo in un nuovo volume dal titolo ?Contro l’etica della verità? (sempre per Laterza, 2008). Finalmente una parola chiara – scrive Umberto Galimberti presentando il libro nelle pagine culturali di Repubblica – sia contro l’etica che pretende di discendere da una verità assoluta, come spesso sostengono le religioni, inclusa la cattolica, sia contro lo scetticismo radicale tipico dell’atmosfera nichilista che caratterizza il nostro tempo. La tesi fondamentale del libro è che il dubbio, da cui discende l’etica del dialogo tra posizioni differenti e anche contrastanti, non è il contrario della verità, ma un omaggio che le si fa a partire dal riconoscimento che la conoscenza umana non è mai una conoscenza perfetta, e che la verità non è mai oggetto di possesso ma sempre di ricerca mai conclusa. Rispetto al libro precedente, che aveva pagine difficili per chi non ha consuetudine con il linguaggio giuridico, questo è di più facile lettura, e ha pagine molto belle sulla fede, sul dialogo e la tolleranza come condizioni di praticabilità della democrazia. (g.g.)


E. Boncinelli, L’etica della vita;  siamo uomini o embrioni?, Rizzoli, 2008
?L’etica della vita? di Edoardo Boncinelli (Rizzoli, 2008) reca significativamente il sottotitolo ?Siamo uomini o embrioni?, e si inserisce autorevolmente nel dibattito attuale sui temi della bioetica e in particolare sulla liceità dell’uso delle cellule staminali. La maggior parte del libro è dedicata ad una descrizione molto dettagliata dei processi biologici che danno vita alla formazione di una nuova vita.  La prodigiosa capacità di divulgazione del biologo toscano ? già sperimentata nella conferenza tenuta qui in Associazione ? dà un’altra prova di sé in questo libretto che si fa apprezzare tanto per la chiarezza scientifica quanto per lo stile a tratti commovente grazie al quale il linguaggio biologico si trafigura in pagine di delicata poesia.  Il capitolo conclusivo affronta di petto i temi caldi della fecondazione assistita, delle cellule staminali e del diritto dell’uomo di intervenire sui processi naturali che riguardano l’insorgenza e il declino della vita. Quando si può parlare di essere umano? Che cosa significa il termine ?persona’? L’embrione è un individuo? Descritte analiticamente tutte le fasi dello sviluppo embrionale, dalla fecondazione alla nascita, attraverso la moltiplicazione delle cellule e la loro specializzazione, Boncinelli ribadisce l’importanza scientifica della diagnosi pre-impianto e ci consegna un viaggio al microscopio nelle viscere dell’identità umana, raccontando l’inizio della vita di un uomo che non sa ancora di esserci. (g.g.)


A. Cavarero, Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme, Feltrinelli, Milano, 2007.
Un pugno nello stomaco, eppure affascinante. Pacato e violento, grigio e colorato nel contempo, un lavoro in cui si fondono analisi storica e cronaca, testimonianza e riflessione, riferimenti letterari e filosofici e scene dal mondo.Cavarero ci pone di fronte all’orrore inteso come disegno dinamico opposto al terrore nella sua staticità paralizzante. L’orrore osservato dal punto di vista delle vittime. L’orrore il cui intento è la disumanizzazione – l’annientamento della vulnerabilità costitutiva dell’essere umano – più che non la semplice uccisione. Si tratta ormai di estrema violenza scientifica, nel venir meno dell’antico, omerico concetto di reciprocità della guerra: sono infatti ormai saltate le regole, le scansioni temporali, le strategie e i ruoli che hanno caratterizzato i conflitti del passato. Si tratta di un brusco cambio di scenario, che comporta dunque un cambio di paradigma interpretativo. Si tratta, oggi, di violenza sull’inerme, ove è la condizione umana ad essere offesa a livello ontologico: nei corpi dilaniati dalle bombe umane, nel mescolarsi delle carni di attentatori e vittime, nell’affacciarsi delle donne-bomba alla ribalta dell’orrore. È il crimine ontologico, è la violenza unilaterale sull’inerme, imprevedibile e spontanea, è la distruzione organizzata che si sposta sull’indifeso, colpito nella propria singolarità di corpo vulnerabile. L’orrorismo ha trasformato il mondo, ha scardinato i ruoli: il femminile è ora rappresentato da giovani kamikaze e da torturatrici. Esse rappresentano emblematicamente il nuovo orrorismo, così come le teste mozzate mostrate come trofei al mondo, le decine di civili annientati da aerei senza pilota teleguidati in modo asettico e privo di rischi da decine di migliaia di chilometri di distanza, i brandelli di carne ritrovati ogni giorno fra le macerie di un’esplosione, il numero spropositato di civili uccisi (minoranze delle vecchie guerre, ove a morire erano i soldati?ora, i corpi dei militari si contano a migliaia, quelli dei covili a centinaia di migliaia?). Stanno saltando i concetti e le regole delle guerre convenzionali: per questo si presenta la necessità, secondo Cavarero, di tentare di coniare un neologismo per tentare di dire una nuova realtà, indicibile e impazzita, in cui dominano la devastazione, la macelleria, il massacro tecnologico anonimo, unilaterale; in cui corpi suicidi sono utilizzati per uccidere altri corpi che, a loro volta sono corpo qualunque e ovunque, in ogni momento. Ecco la novità: corpo-arma, corpo politico che se da un lato uccide uccidendosi, dall’altro è corpo denudato, deriso, umiliato, fotografato, esposto ai media del mondo intero. È il corpo inerme che ha fatto il suo ingresso già nel secolo scorso: Auschwitz, Hiroshima, il Vietnam, i massacri in Ruanda? forse abbiamo creduto che tutto questo fosse un incidente di percorso, ed invece è diventato metodo. Ecco: la violenza sull’inerme è fra noi. Noi siamo la donna della foto di copertina: maschera umana all’uscita della metropolitana londinese, emblema occidentale del nuovo orrorismo. (m. me.)


D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, 2008
L’autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In realtà, più specificatamente la prospettiva è quella degli ?sfaticati? e dei ?fannulloni.
Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni di quello che dovrebbe essere l’istituto scolastico per eccellenza, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutti i media contemporanei. E con il suo ormai famoso stile narrativo che alterna riflessioni teoriche a episodi buffi, colloca la nozione di amore al centro della relazione pedagogica. (t.g.)


U. Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli, ottobre 2007
L’ospite inquietante, recente fatica di Umberto Galimberti, ha un sottotitolo rivelatore: il nichilismo e i giovani.  E’ questo infatti l’oggetto di indagine del filosofo veneziano che si interroga sulla crisi esistenziale del mondo giovanile, con particolare riferimento al nostro paese.  I numeri sono impressionanti: 2400 suicidi l’anno nella fascia d’età 15-25, seconda causa di morte dopo gli incidenti automobilistici (mancano però termini di confronto con il passato e con altri paesi).  Secondo l’Autore l’origine del disagio è prima che psicologica, culturale e va ricercata nel nichilismo pervasivo di tutta la cultura sociale.  La crisi della famiglia, il disinteresse della scuola, l’analfabetismo emotivo, la seduzione della droga, sono i titoli dei capitoli centrali del libro.  Interessante anche il tentativo di classificazione tipologica della ?generazione nichilista?: l’autore distingue – e descrive ? le generazioni a basso livello di interesse, di passione, di quoziente intellettuale e volitivo (i ragazzi del cavalcavia, gli ultras degli stadi) da quelle ?del pugno chiuso? eredi del terrorismo ideologico degli anni settanta, e ogni tanto riemergenti anche nella società di oggi. Un quadro amaro, quello dipinto da Galimberti, che i capitoli conclusivi, che vorrebbero essere di sommessa proposta, appena attenuano, ma in modo poco confortante. Un libro da leggere, anche se inquietante, da parte di chi voglia cercare per lo meno di capire. (g.g.)


Riviste
J. Fallows, Dollaro cinese: perché la Cina finanzia continuamente gli USA?, L’Internazionale  n. 734, pp. 30-36
Segnalo un interessante articolo pubblicato di recente sulla rivista L’Internazionale. L’articolo approfondisce un tema da poco affrontato durante una relazione del nostro Progetto Giovani e per questo ne consiglio la lettura a tutti i partecipanti del corso. Nell’articolo viene illustrata la situazione finanziaria cinese, con particolare attenzione proprio alle relazioni economiche con gli Stati Uniti. L’autore (che è un giornalista americano) cerca di spiegare, con linguaggio semplice e comprensibile a tutti (e alcuni box che forniscono cifre precise ed interessanti), per quale ragione il governo della Cina, a fronte di tassi di crescita del Paese molto elevati, non reinvesta gran parte del risparmio prodotto per aumentare la qualità della vita della propria popolazione. La Cina preferisce piuttosto acquistare prodotti finanziari perlopiù statunitensi, garantendosi così una grande riserva di titoli espressi in dollari americani e finanziando di fatto il tenore di vita degli Stati Uniti, che come sappiamo da anni viene mantenuto tale grazie ad interventi esteri aggiuntivi alla capacità produttiva interna all’America.  L’articolo prospetta anche alcune possibili evoluzioni future del quadro attuale, di sicuro interesse per le ripercussioni internazionali che questi equilibri precari probabilmente avranno. (m.ma.)


T. De Mauro, Analfabeti d’Italia: solo il 20% degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare, L’ Internazionale n. 729
Segnalo un articolo di Tullio De Mauro che riporta allarmanti dati raccolti da alcune indagini comparative svolte in diversi paesi fra il 1999 e il 2005. Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera o una cifra da un’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione italiana adulta possiede strumenti adeguati per orientarsi in una società contemporanea. Questi dati davvero preoccupanti sono presenti anche in altre società progredite, ma non nelle dimensioni italiane. Ovviamente, in un contesto dove la partecipazione alla vita politica e culturale è la vera garanzia di una società evoluta e pluralista queste ricerche appaiono particolarmente drammatiche, per non parlare delle conseguenze sul ristagno produttivo, indice proprio dei bassi livelli di competenza che si registrano nella maggioranza dei settori. (m.ma.)


R. Carlini, Il debito è mio e me lo gestisco io, L’Espresso, 21/2/2008, pag. 79
Quando svolgere gli esami di riparazione voluti da Fioroni? Mistero. Ogni scuola decide da sé. Da quest’anno i debiti formativi devono essere recuperati entro settembre con gli esami di riparazione ripristinati dalla riforma Fioroni. Roberto Carlini, in questo suo articolo, rende perfettamente il problema principale delle scuole medie superiori italiane: come salvare le ferie degli insegnanti senza ritardare l’inizio delle lezioni ed evitare i ricorsi? Un ulteriore esempio del fatto che oggi sempre di più, la scuola della formazione viene sotterrata dalla scuola della burocrazia. (t.g.)


C. Schmidt-Haeur, Y. Sànchez, Libera nella blogosfera, L’Internazionale n. 730, p. 60-61
In un momento politico potenzialmente così delicato per Cuba, questo articolo apre gli occhi sulle esperienze quotidiane di una giovane cubana che, grazie all’aiuto di un amico europeo, è riuscita ad aprire un blog in Internet e offre ospitalità alle voci di centinaia di suoi connazionali. L’accesso ad Internet è consentito solo al due per cento dei cubani: impiegati statali, ricercatori e medici, tutti gli altri possono solo aprire una casella di posta elettronica ed eventualmente consultare esclusivamente i siti cubani, gli altri sono oscurati. Le cose a Cuba stanno cambiando, sembra che Raul Castro stia tentando di favorire un’apertura economica del paese, ma la strada è ancora lunga e tutta in salita.
(d.fa.)

M. Lifsher
, Il commercio delle assicurazioni, L’Internazionale, n. 734, pag. 78
Negli Stati Uniti è in crescita il life settlement. Si compra la polizza vita stipulata da un anziano per poi incassarne la liquidazione finale. Il settore fa gola anche a Wall Street.
I life settlement sono veri e propri investimenti sulla vita delle persone e sulla riscossione dei capitali a morte avvenuta. Gli operatori del life settlement sono ottimisti: dichiarano che è uno strumento vantaggioso sia per gli anziani che un investimento per Wall Street. Infatti, si tratta di prodotti sicuri (non soggetti all’influenza di fattori come l’aumento del prezzo del petrolio o la crisi della borsa). I critici sostengono invece che questo sistema sia «morboso e che abusa dell’assicurazione sulla vita e della sua promessa a garantire sicurezza ad una famiglia». Le autorità sono preoccupate perché le truffe sono in aumento e manca ancora una chiara regolamentazione di questo strumento finanziario. In Italia il life settlement non è ammesso ma sono offerti pacchetti finanziari che contengono polizze stipulate in altri mercati. (t.g.)


M. Pedelty, I voli accademici rovinano l’ambiente, L’Internazionale, n. 729
Questo è il provocante titolo di un articolo comparso sull’ultimo numero della rivista Internazionale. L’autore, Mark Pedelty, sottolinea quanto ci sia da lavorare anche in campo accademico per la promozione di scelte intelligenti a favore dell’ambiente e dell’efficienza. Spesso si organizzano convegni per affrontare temi di ricerca dove i partecipanti sono costretti ad affrontare trasferte molto lunghe e viaggi aerei: la maggior parte di questi incontri potrebbero e dovrebbero però essere evitati, limitandone il numero ai soli dove la presenza fisica dei professori e degli scienziati sia assolutamente indispensabile. Per tutti gli altri casi esistono ormai tecnologie a buon mercato in grado di offrire risultati di tutto rispetto: la videoconferenza è ormai molto più di un’ipotesi astratta, e meriterebbe un’attenzione assai maggiore. L’articolo si chiude con una riflessione sibillina: non è che il piacere di viaggiare sia tale da condizionare le preferenze dei partecipanti? Tanto più che di solito la ricerca accademica in realtà funziona meglio letta che non recitata a qualche convegno. (m.ma.)


Quotidiani
R. Masci, In Panchina perché sono uno dei 67, La Stampa, 24 gennaio 2008, p. 6
Con riferimento alle vicende relative alla mancata partecipazione di Papa Benedetto XIV all’inaugurazione dell’anno accademico presso l’Università La Sapienza di Roma. In questi giorni, i 67 scienziati coinvolti nella vicenda del Papa a La Sapienza hanno subito qualsiasi tipo di attacco mediatico gratuito. Da chi li ha definiti ?sedicenti scienziati? a chi ne ha messo in dubbio le carriere accademiche instillando il sospetto di ?spintarelle? poco chiare e di meriti non conquistati sul campo della scienza, sono stati molti gli esponenti partitici (soprattutto del centro-destra) che hanno attaccato superficialmente la decisione di sottoscrivere quella comunicazione che motivava l’inappropriatezza di un intervento di Ratzinger proprio durante l’inaugurazione dell’anno accademico. Uno di quei 67, il professore ordinario di fisica teorica Luciano Maiani, ha, forse solo per ora, subito quella che può sembrare la prima e più grande ingiustizia (o ritorsione). Poco prima degli avvenimenti delle scorse settimane, era stato selezionato, tra una lunga lista di possibilità, come futuro presidente del CNR. Ora la sua posizione è sospesa alla decisione in attesa che 2 commissioni delle camere sciolgano ogni dubbio sulla sua persona. Fortunatamente, alzando lo sguardo al di là dei confini nazionali, la comunità scientifica si mostra fortemente indignata e solidale alla situazione del professore. Mostrare dissenso verso i poteri forti del nostro Paese sembra non convenire in un’ottica di carriera. Speriamo per gli altri 66. (a.d.s.)


F. Dyson, E se tutta quella CO2 fosse utile?, La Stampa, TuttoScienze I-IV, 16 gennaio 2008
Partendo dal presupposto che il surriscaldamento globale sia un problema la cui importanza è stata eccessivamente amplificata e i cui dogmi siano tutti da verificare, e prendendo atto che gli attuali modelli di previsione sono inadeguati per valutare correttamente le prospettive future sul clima del nostro pianeta, l’eretico Freeman Dyson, fisico e matematico, ex professore a Princeton, denuncia l’allarmismo imperante nel mondo scientifico e propone una diversa lettura del fenomeno a partire da un cambiamento di priorità: il problema dell’anidride carbonica nell’atmosfera va affrontato in termini di gestione intelligente del terreno e non di meteorologia. Perché ciò che fino ad ora non è stato preso in esame è la capacità di assorbimento delle emissioni da parte della biomassa. Vale a dire, aumentando di un terzo di millimetro all’anno la quantità di carbonio nel suolo, verrebbe arrestato l’aumento di CO2 nell’atmosfera. Ma l’eresia più curiosa (e provocatoria) Dyson ce la propone quando dice che, con l’aumento dei gas serra, la Terra potrebbe tornare al clima di seimila anni fa, quando il Sahara era una savana popolata da ogni specie di animale. Le sue sono ipotesi, ma ipotesi dettate da un’etica umanista che, al contrario di quella naturalista che promuove ad esempio il protocollo di Kyoto, tollera un certo livello d’inquinamento come prezzo da pagare per un ulteriore sviluppo globale, sviluppo che porterebbe a una diffusione del benessere e quindi della libertà dalla miseria per l’umanità intera. E se le sue eresie fossero utili a qualche industria americana? (s.r.)


A. Alviani, ?Giochiamo ai nazisti? E risorse il Terzo Reich, La Stampa, 13 Marzo 2008, p. 15.
?Siete sicuri che una dittatura oggi non sarebbe possibile?? è la domanda con cui si apre il film di Dennis Gansel ?L’onda?, uscito recentemente nelle sale tedesche in un momento in cui, in Germania, si è nuovamente aperto il dibattito sulle responsabilità nell’ascesa del nazismo, sul perché tanti normali cittadini si trasformarono in carnefici. Il soggetto è tratto da un romanzo di Morton Rhue dell’81, che riprendeva a sua volta una vicenda realmente accaduta in un liceo californiano negli anni sessanta. Alla domanda degli studenti su come fosse possibile che dopo la guerra così tanti tedeschi dichiarassero di ignorare la Shoah, un professore rispose tentando un esperimento: instaurare una sorta di regime dittatoriale in classe. Dopo soli tre giorni, duecento persone all’interno della scuola, preside compreso, avevano fatto propri i tipici atteggiamenti nazisti: saluto, delazione, intimidazione, emarginazione, tanto che il professore fu costretto a interrompere l’esperimento. Era riuscito comunque nel suo intento: dimostrare che una manipolazione efficace può condizionare anche i più perbenisti, e che la possibilità di una dittatura è sempre dietro l’angolo, anche in un paese democratico. A maggior ragione in una società come la nostra, dove mezzi di comunicazione di massa e tecnologia raggiungono potenzialmente la totalità della popolazione e livelli di controllo settant’anni fa semplicemente inimmaginabili. (s.r.)


F. Basso, Coppie di fatto in aumento e i Comuni le riconoscono, Corriere della Sera, 12 febbraio 2008, p. 12
Le coppie di fatto sono aumentate di molto negli ultimi dieci anni e secondo l’Istat i numeri sono destinati a crescere ancora nel futuro. Per questa ragione alcuni Comuni italiani, in assenza di una legge nazionale che regoli questi vincoli, hanno cercato soluzioni alternative. Nascono così i registri delle unioni civili o i certificati della «famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi e di convivenza». A riprova dell’acerbità e della sporadicità di queste iniziative, l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) dichiara di non possedere un elenco dei Comuni che hanno scelto di fornire un’attestazione alle coppie di fatto. Pertanto, la strada verso una certificazione nazionale sembra essere ancora lunga. (t.g.)


G. Caprara, Un’astronave senza uomini. Al via la nuova era spaziale, Corriere della Sera on-line, 7 marzo 2008
Si chiama Jules Verne la nuova astronave spaziale che non ha bisogno di uomini a bordo e la cui struttura è tutta europea. Il suo compito è quello di portare rifornimento e manutenzione alla Stazione Spaziale Internazionale che ruota intorno al Globo. E dovrà fare tutto da sola: ?autoguidarsi con il Gps?, accendere i quattro motori che riporteranno la Stazione Spaziale nella direzione voluta e infine disintegrarsi sopra l’Oceano Pacifico. Un plauso a quest’opera di elevatissima tecnologia che ha coinvolto 1600 persone tra tecnici e ingegneri. (t.g.)


E inoltre?
Segnalazione del film 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, di Cristian Mungiu, Romania 2007.
Il film, premiato lo scorso anno a Cannes con la Palma d’oro, affronta un tema quanto mai attuale e dibattuto, l’aborto clandestino. Il regista rumeno non intende prendere una posizione nei confronti di un tema eticamente delicato, ma si limita a proporci il racconto di una ragazza, della sua vicenda personale e del microcosmo che le sta intorno, in maniera scarna e asciutta, senza mai scadere in facili forme di sentimentalismo e di patetismo. Nella Bucarest di metà anni Ottanta, dove l’aborto è illegale, una studentessa del Politecnico, Gabita, decide di interrompere la gravidanza e si affida all’amica Otilia, la quale affitta una camera in albergo e contatta un medico corrotto disposto all’intervento. La nudità e la durezza del racconto, che si snoda con distaccata partecipazione, non risparmiano nessuno, da Gabita, che si prepara all’aborto come se partisse per un festoso week-end, al medico preoccupato solo di far quadrare i conti e che chiede alle due ragazze una sordida prestazione sessuale per saldare il compenso troppo elevato, alle figure di comprimari, burocrati corrotti o intellettuali perbenisti avulsi dalla realtà. In questo desolato panorama umano, dove meschinità e inconsapevolezza sembrano il riflesso di un male sistemico, si erge Otilia, con tutta la sua fragilità e sofferenza, via via più conscia, e perciò più disperata, del vuoto che la circonda e della solitudine che la attende. La scena finale è magistrale e straziante, un pugno allo stomaco che difficilmente si dimentica. Dopo un fermo immagine sul feto espulso, Otilia, che nel frattempo ha dovuto provvedere a sbarazzarsene, raggiunge Gabita al ristorante dell’albergo e la trova intenta su un ricco piatto di fegatini, cuore e cervella. Alla domanda ?perché?, l’amica, con naturalezza disarmante, risponde ?avevo fame?.  (a.s.)


Segnalazione mostra: Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale.
Vercelli, Arca – Chiesa di San Marco, 10 novembre 2007- prorogata al 16 marzo 2008
Lo scorso mese di novembre a Vercelli, nella nuova struttura espositiva Arca, la Regione Piemonte e la Città di Vercelli, in collaborazione con la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, hanno inaugurato la mostra ?Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale?: più di cinquanta capolavori appartenenti alle collezioni veneziane e newyorkesi dei musei Guggenheim che sono stati riuniti per la prima volta appositamente per costruire il percorso di questo allestimento. I pionieri dell’immaginario surreale, Chagall, De Chirico, Picasso, accoglieranno il visitatore iniziandolo al viaggio fantastico tra i maestri del Surrealismo che prosegue con le opere di Miró, Dalí, Magritte e altri fino alle nuove generazioni influenzate dal movimento. (m.a.)


Segnalazione mostra: Canaletto e Bellotto. L’arte della veduta.
Torino, Palazzo Bricherasio, 13 marzo-15 giugno 2008
Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, uno dei più grandi pittori veneziani e della storia dell’arte e Bernardo Bellotto, non solo allievo del celebre maestro, ma anche suo nipote, vengono messi per la prima volta a confronto nella mostra ?Canaletto e Bellotto. L’arte della veduta?, allestita a Palazzo Bricherasio, grazie a prestiti provenienti da tutto il mondo e dai più importanti musei internazionali. La rassegna, che consente di operare un immediato ed inedito confronto fra gli stili, le tecniche e la composizione dei due artisti veneziani, prevede anche una sezione dedicata ai ?capricci?, con una selezione di cinquanta disegni (molti dei quali legati ai dipinti della mostra), la serie completa di acqueforti di Canaletto e otto piccole prove di Bellotto. (m.a.)


Segnalazione mostra fotografica: Il rischio non è un mestiere.
Genova, Palazzo Ducale, 15 febbraio- 16 marzo 2008
Dal 15 febbraio al 16 marzo (tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, lunedì escluso) il genovese Palazzo Ducale offre agli interessati la visione di una mostra fotografica un po’ particolare, per l’argomento trattato. S’intitola ?Il rischio non è un mestiere. Il lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori in Italia nelle fotografie delle collezioni ALINARI? e fa riflettere i visitatori sul tema della sicurezza del lavoro, argomento che ancora oggi riempie le pagine di cronaca dei quotidiani. Il percorso per immagini testimonia l’evoluzione e il cambiamento delle condizioni del lavoro in relazione al tema della sicurezza e della salute dei lavoratori nell’arco di quasi due secoli. L’obiettivo della mostra è di sensibilizzare e attrarre l’attenzione del pubblico, sviluppando una lettura critica e consapevole del fenomeno. (t.g.)


(hanno collaborato a questo numero: marzia abelli, alessio del sarto, deborah favareto, lorenzo formica, tatiana gandini, giorgio guala, marco madonia, monica meregaglia, sergio rubatto, alessia spigariol)


 


 

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