Associazione Segnala – Newsletter aprile-giugno’08

A. Angela, Una giornata nell’antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità, Mondadori 2007


Sezione Riviste
R. Carlini, Lauree brevi e molto inutili, L’Espresso n.20 del 22 maggio’08, pp. 78-84.
G. Lakoff, Il sogno di Obama, L’Internazionale, n. 738, pp. 41-45
AA.VV., La protesta del pane fa il giro del mondo, L’Internazionale n. 11-17 aprile 2008, pp. 20-21
N. Okonjo-Iweala, A consuming need, Time, May 19 2008, p. 31
G. Keeley, J. Burke e T. Kington, L’Europa ha paura del futuro, L’Internazionale, n. 746, pp. 20-23
Y. Sánchez, La vita senza Fidel, L’Internazionale, 24-30 aprile 2008, pp. 44-46
C. Desmond, F. Haffajee, L’apartheid infinito, L’Internazionale n. 741, pp. 52-53
AA.VV., La speranza brasiliana?,L’Internazionale, 30 maggio/5 giugno 2008, pp. 52-56.
A. Gilioli, Anche tu sei su You Tube, L’Espresso n. 13, pp. 48-51
AA. VV., Quattro giorni per rifare il mondo, L’Internazionale n. 742, pp.44-47


Sezione Quotidiani
L. Maffei, La febbre del Pianeta, Il Messaggero, 30/06/08, p.19
AA. VV., I giovani preferiscono Internet e i cellulari, ma leggono anche i libri, www.lastampa.it, 9/06/08
A. Cassese, È un macigno sulla strada della moratoria, La Repubblica, 17 aprile 2008, p. 17
AA.VV., ?No al reato di clandestinità? Le Nazioni Unite criticano l’Italia, www.lastampa.it, 3/06/08
AA.VV., La Francia taglia internet ai “pirati”. Sul web i nomi di chi scambia file, 18/6/08
http://www.repubblica.it/


Segnalazione iniziativa: Il Circolo dei Lettori, www.circololettori.it


Libri
G. Lakoff, La libertà di chi?, Codice edizioni, 2008
George Lakoff, docente di linguistica alla Berkely University in California, è considerato negli Stati Uniti il punto di riferimento più accreditato dell’area politica progressista che si identifica nella candidatura di Barack Obama. Nel libro che qui presentiamo Lakoff si propone di ridefinire i termini del dibattito politico, a partire dal concetto di libertà, declinato dalla prospettiva progressista.  In particolare l’autore utilizza come criteri interpretativi della realtà politica due interessanti diadi distintive. La prima è quella tra genitore premuroso e padre severo, metafore rispettivamente del pensiero progressista e di quello conservatore; la seconda è la distinzione tra causalità lineare e causalità sistemica, la prima caratteristica della cultura repubblicana, la seconda di quella democratica. Alla luce di queste polarità Lakoff sviluppa un’analisi della realtà socio-politica americana e delle diverse forme di libertà (economica, politica, religiosa) in essa espresse dalle due culture che attualmente si fronteggiano in questa fase pre-elettorale della società statunitense. Quando le argomentazioni hanno un carattere applicativo e si avvalgono di esemplificazioni concrete, risultano molto convincenti. Viceversa le elaborazioni di natura teorico-concettuale, nella loro apprezzabile perspicuità, inducono talvolta il dubbio di una eccessiva semplificazione: in ogni caso, un libro di grande interesse per chi segua con partecipazione la dialettica politica americana e ne voglia capire i fondamenti. (g.g.)


F. Rampini, La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo, Mondadori 2007
Segnalo volentieri questo libro di Federico Rampini, inviato del quotidiano La Repubblica. Il racconto che fa dell’India mi ha profondamente affascinato. L’autore affronta il compito che si è dato con un incedere sobrio e al tempo stesso poetico, facendo del racconto e del breve excursus storico una tecnica narrativa di grande efficacia. Il suo obiettivo è quello di fotografare la condizione dell’India oggi, con le tante contraddizioni e potenzialità che essa contiene. Ho trovato fra le pagine del libro moltissimi spunti di riflessione, in grado di delineare un’immagine di questa regione lontana dagli stereotipi presentati dai media e ricca di dettagli e colori, complessa eppure sempre godibile. Attraverso i diversi capitoli Rampini è riuscito, a mio avviso, a fornire al lettore una preziosa finestra per scrutare un mondo che diventerà sempre più importante in futuro, per tutto noi. Articolandosi dal capitalismo alla religione, dall’imponente crescita demografica alla gestione e alla composizione dei conflitti, dalla storia della nazione fino alla sua organizzazione sociale questo testo mi ha consentito di avvicinarmi ad un mondo così diverso dal mio superando gli ostacoli culturali e di conoscenza che altrimenti avrebbero certamente compromesso la mia capacità di comprensione. Insomma, lo consiglio davvero a tutti. (m.ma.)


R. La Valle, Se questo è un Dio, ed. Ponte delle Grazie, 2008.
Questo volume è stato di recente presentato nelle librerie alessandrine e pone il lettore di fronte a un interrogativo difficile, che è stato oggetto di studio, ricerca e approfondimento per secoli. Dalla presentazione del libro: ?La felicità è rara e il futuro incerto. Sempre più difficile sembra vivere insieme. Nei rapporti internazionali è tornata la guerra. Per uno che si libera, molti vengono oppressi. La ricchezza cresce e i poveri aumentano. E Dio dov’è? La società di oggi non se lo chiede neppure; i laici discutono molto sulla Chiesa, la Chiesa discute molto sull’embrione, ma in questo dibattito c’è un assente, ed è Dio. Infatti per molti non esiste, per gli altri bisogna fare ?come se Dio non ci fosse?, Però la domanda è rimasta da quando, dinanzi a un ragazzo appeso alla forca nel campo di Auschwitz, qualcuno chiese: ?Ma Dio dov’è??. I nazisti, come molti altri persecutori nella storia, avevano detto che Dio era con loro. Fu allora che risuonò il grido: ?Considerate se questo è un uomo?. Infatti, quando Dio è in cattive mani, l’uomo è perduto.? (d.fa)


A. Angela, Una giornata nell’antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità, Mondadori 2007
Chi non ha mai sognato di vivere almeno per un giorno nel passato? Ecco un libro che farà la gioia degli amanti dei viaggi nel tempo, un salto nella Roma del 115 d.C., per seguire, ora dopo ora, una ?giornata tipo? dei nostri illustri antenati. Un viaggio affascinante nella città eterna al culmine della sua potenza con una guida d’eccezione: Alberto Angela. Perdendosi tra case e negozi della Roma popolana, l’itinerario tocca le insulae, quartieri occupati da caseggiati a sviluppo verticale, veri e propri grattacieli ante litteram, che raggiungono altezze ardite per l’epoca. Il lettore viene condotto in queste antiche banlieu, dove brulica un’umanità variegata, fatta di schiavi impiegati nei lavori più disparati, portinai ex legionari intenti a sedare le risse degli inquilini, amministratori di condominio alle prese con affitti e subaffitti e personaggi dediti a traffici di ogni sorta. Non potevano mancare poi le descrizioni dei Fori, centri della vita economica e politica cittadina, del Colosseo, delle terme e del circo, per seguire da vicino le imprese dei mitici gladiatori. Piccole curiosità e grandi scoperte convivono in una descrizione appassionata, che si appoggia su dati e studi storici rigorosi. (t.g.)


Riviste
R. Carlini, Lauree brevi e molto inutili, L’Espresso n.20 del 22 maggio’08, pp. 78-84.
Su questo numero dell’Espresso si discute sullo stato dell’Università in Italia, con particolare riferimento alla validità delle lauree brevi: si tratta di un tentativo di bilancio della riforma inaugurata nel 2000.  Il titolo dell’articolo ?Lauree brevi e MOLTO INUTILI? è già indicativo della tesi generale dello scritto, ma occorre avvertire che ? come spesso accade ? la titolazione non è del tutto coerente con il contenuto del testo.  L’autrice intervista persone ritenute autorevoli ? il direttore di Almalaurea, alcuni docenti, esponenti del mondo delle imprese – e produce alcune tabelle statistiche (la cui fonte è sempre Almalaurea) da cui si evincerebbe che il ciclo breve ha di poco abbassato la dispersione scolastica; che la maggioranza dei laureati triennali (82%) prosegue nel biennio di specializzazione; che sommando i tempi di percorrenza del triennio e del biennio, il tempo totale di percorrenza non è più breve di quello delle lauree pre-riforma.   Inoltre si sostiene che c’è diffidenza nel mondo delle imprese nei confronti della laurea triennale, e che i tassi di disoccupazione dei nostri laureati sono tra i più alti d’Europa.  E, da ultimo, che l’istituzione Università è interessata a trattenere gli studenti, perché se frequentano e pagano, attraggono finanziamenti.  Allegria!
Una requisitoria ancora più dura (e a mio avviso superficiale) sull’Università, è quella di Pietro Citati su Repubblica del 20 maggio: ne escono malconci tutti gli ultimi ministri competenti del settore, Berlinguer addirittura irriso. Infine su ?La Voce info? del 20/5 Salvatore Modica rileva l’inattendibilità dei sistemi di valutazione nell’Università, partendo dalla constatazione che un laureato su tre esce con la votazione di 110. E del fenomeno analizza le cause e i possibili rimedi. (g.g.)


G. Lakoff, Il sogno di Obama, L’Internazionale, n. 738, pp. 41-45
Barack Obama ha pronunciato il 18 marzo di quest’anno, a Filadelfia, un discorso che la stampa americana ha concordemente definito di portata storica. Lo si può ascoltare (e seguirlo leggendolo) sul video my.barackobama.com/page/content/hisownwords.
E’ veramente impressionante ? e inevitabile ? il confronto con la levatura delle performance dei nostri politici impegnati nella campagna elettorale italiana.  Il discorso, intitolato ?Per una più perfetta Unione?, prende le mosse dal problema razziale, sul quale Obama era stato attaccato a causa dell’improvvido sermone di un pastore suo amico, per spaziare sui fondamenti etici e ideali della cultura politica americana, pur mantenendo una costante, sincera aderenza al proprio vissuto personale e ai problemi attuali della politica interna ed estera degli Stati Uniti.  Ora appare su L’Internazionale un commento molto interessante di George Lakoff, forse il più affermato linguista e politologo liberal in questo momento negli USA, riprodotto dal sito New Left, dove compare con il titolo What made Obama’s speech great. Il linguista, che insegna scienze cognitive a Berkeley, afferma (e dimostra, rifacendosi al testo) che la straordinaria forza del discorso di Filadelfia sta nel fatto che il discorso stesso ?fa? quello che dice, perché non parla solo di empatia, ma la crea. Chi sia interessato a conoscere il pensiero di Lakoff (personalmente ringrazio B. Soro che me lo ha indicato) può leggere i due volumi apparsi in Italia nei primi mesi di quest’anno: Non pensare all’elefante (ed Fusi orari) e La libertà di chi  (ed. Codice), di cui potete già leggere l’abstract in questo stesso numero. (g.g.)


AA.VV., La protesta del pane fa il giro del mondo, L’Internazionale n. 11-17 aprile 2008, pp. 20-21
Segnalo questo interessante articolo dell’Internazionale che invita a riflettere sulla difficoltà del momento che stiamo vivendo a livello globale, innanzitutto dal punto di vista delle esigenze primarie. Robert Zoellick, il presidente della Banca Mondiale, il 2 aprile ha esplicitato l’urgenza di lanciare un nuovo ?new deal? per evitare problemi (politici e sociali) che si potrebbero verificare in ben 33 Paesi considerati a rischio denutrizione. I colpevoli della crisi sembrano essere molti. Innanzitutto il settore primario, che non riesce a esaudire le esigenze della popolazione mondiale. Inoltre il riscaldamento climatico globale contribuisce a rendere più aride le terre coltivabili. Anche l’aumento vertiginoso del prezzo del riso, la cui produzione è legata all’instabilità del clima australiano, contribuisce alla crisi. E le economie nazionali ne risentono: non tutti i Paesi riescono a sostenere i costi dell’importazione di grano, riso e mais, in continua ascesa! Per queste ragioni, Jacques Diouf, il direttore generale della FAO, ha invitato tutti i governi a fare delle scelte strategiche in termini di alimentazione globale con un solo vincolo: salvaguardare la collettività. (t.g.)


N. Okonjo-Iweala, A consuming need, Time, May 19 2008, p. 31
Recentemente ho avuto l’opportunità di ragionare sulla questione dell’incremento globale dei prezzi delle materie prime alimentari con alcuni cooperanti europei impegnati in uno dei paesi più poveri dell’Asia: la Cambogia. Il problema della redistribuzione di queste materie prime alle popolazioni di paesi produttori come le Filippine o l’India ha raggiunto il connotato del paradosso, come ha segnalato la cronaca degli ultimi mesi. Il punto di vista dell’autore di questo editoriale, ex ministro degli esteri della Nigeria e attualmente funzionario della Banca Mondiale, pur concentrandosi sulle problematiche africane, mi sembra stimolante anche in chiave globale. Partendo dalla considerazione che la crescita economica dei paesi africani si è avvicinata negli ultimi dieci anni alle percentuali dei paesi industrializzati, facendo uscire il continente dalla stagnazione che perdurava da trent’anni, l’aumento del prezzo del cibo rischia di far ricadere più di cento milioni di africani nella povertà, secondo la Banca Mondiale. Quali politiche adottare per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie più povere? Okonjo-Iweala è contrario a misure di ordine restrittivo adottate da singoli governi in materia di prezzi ed esportazioni. Fa notare come, laddove le stesse sono state prese, come in Ucraina ed India, hanno creato sul medio periodo conseguenze anche peggiori per l’economia locale, come un basso reddito per i piccoli produttori e un crescente contrabbando nelle aree di confine, deprimendo ancor più i mercati regionali. Al contrario si deve insistere nel sostenere la produzione locale integrando con programmi di aiuti finanziari il potere di acquisto delle famiglie povere, al fine di emancipare sempre più i mercati locali dalla dipendenza delle materie prime importate, sul prezzo delle quali incidono in maniera preponderante fattori estrinseci quali il trasporto. Parallelamente, sono auspicati maggiori investimenti nell’ambito della diversificazione della produzione agricola, del miglioramento dei sistemi di irrigazione e fertilizzazione, aumentando la produttività dei paesi più poveri e quindi l’offerta interna. Mi sembra però lecito chiedersi se, al punto in cui siamo arrivati, i programmi di aiuti e investimenti, ammesso che arrivino senza perturbazioni laddove servono veramente, possano realisticamente tenere il ritmo sempre più incalzante dell’aumento dei prezzi. (l.f.)


G. Keeley, J. Burke e T. Kington, L’Europa ha paura del futuro, L’Internazionale, n. 746, pp. 20-23
?Per la prima volta i giovani europei sono più poveri dei loro genitori. È un fenomeno diffuso, soprattutto in Italia, dove i problemi economici sono alla base di una crisi più ampia?
L’interessante articolo dell’Internazionale si apre con una carrellata di ritratti di giovani europei (italiani, francesi, spagnoli e tedeschi) alle prese con le difficoltà del vivere quotidiano in una società dove i titoli di studio come laurea e Master non sono più garanzia di soddisfazione e lavoro ben retribuito. Appare evidente che sia in atto una crisi del ceto medio, che porta i giovani di oggi ad avere un tenore di vita inferiore a quello dei loro genitori. La generazione dei 20-40enni è stata definita dei babylosers, termine coniato dal sociologo francese Louis Chauvel, in contrapposizione ai babyboomers degli anni sessanta; questi giovani, secondo il sociologo, sono più istruiti dei loro genitori, ma avendo un lavoro peggiore e un tenore di vita più basso, sono costretti a rinunciare o comunque limitare il numero di figli che procreeranno. Un dato su tutti, nella Francia odierna il tasso di disoccupazione tra i neolaureati oscilla tra il 25 e il 30%, contro il 6% del 1973. Non molto diversa è la situazione in Spagna, che vede il tasso di disoccupazione generale salire al 9,6% nel primo trimestre del 2008.
Sul tema del calo demografico italiano lancia l’allarme anche l’ultimo libro di Piero Angela, scritto insieme a Lorenzo Pinna, dal titolo Perché dobbiamo fare più figli, Mondadori, 2008. Secondo gli autori la mancata crescita demografica, nel lungo periodo, metterà in seria crisi non solo il sistema pensionistico, ma anche comparti come la sanità, la competitività industriale e la produttività. Forse, se l’Italia investisse maggiormente nel comparto famiglia, portando la quota di spesa sociale per la famiglia dal 4% attuale, al 9% della media europea, avremmo qualche possibilità di invertire questa tendenza. (d.fa.)


Y. Sánchez, La vita senza Fidel,  L’Internazionale, 24-30 aprile 2008, pp. 44-46
Dopo le elezioni di febbraio, in cui è stato proclamato presidente il fratello Raúl, Fidel Castro ha rinunciato definitivamente a firmare le leggi, ma non ad esaminarle a fondo prima dell’approvazione, ragione per cui a Cuba nulla fondamentalmente sembra essere mutato: i dissidenti si sentono ancora abbastanza a disagio da desiderare l’emigrazione e i sostenitori del regime paiono invece tranquillizzati a sufficienza dal nuovo governo. Yoani Sánchez, cubana, che dal 2007 scrive il blog Generación Y (http://www.desdecuba.com/generaciony) ci parla di un paese dove l’incantesimo dell’ideologia castrista sta svanendo lentamente, esattamente come il suo creatore, la cui figura pubblica appartiene sempre più al passato, tanto che Fidel non è più citato nemmeno nelle barzellette. Il compito degli attuali governanti sarà quello di far funzionare realmente le cose, adesso che l’ingombrante presenza del líder máximo non serve nemmeno più a coprirle di illusioni. Raúl per ora ha promesso televisori, computer e telefonini, anche se non ancora i tostapane. Per il futuro l’autrice si aspetta una casa e un’alimentazione decenti, e magari il diritto di espressione. (s.r.)


C. Desmond, F. Haffajee, L’apartheid infinito, L’Internazionale n. 741, pp. 52-53
Da prospettive differenti, Cosmas Desmond, ex prete cattolico e militante anti-apartheid, e Ferial Haffajee, direttrice del quotidiano sudafricano Mail & Guardian, ci mostrano come, nel Sudafrica democratico di oggi, la situazione non sia poi così diversa rispetto al passato segregazionista. Secondo Desmond, a differenza di quanto generalmente si crede, l’apartheid era ed è tuttora una questione economica e di classe piuttosto che un problema legato a pregiudizi razziali. Tale verità sarebbe attestata dal perdurare delle disuguaglianze e dello sfruttamento dei poveri, alimentati non solo dalle grandi imprese ma dalle stesse istituzioni e dal governo dell’African National Congress, al quale le élite bianche hanno ceduto il potere politico in cambio del mantenimento del controllo economico. Haffajee è invece critica nei confronti delle tesi di Desmond e di economisti come Patrick Bond quando queste riducono l’analisi del sistema sudafricano attuale alla ricerca di un capro espiatorio, per cui la presunta sopravvivenza dell’apartheid non servirebbe ad altro che a mascherare gli errori del presidente Thabo Mbeki, per lei semplicemente incapace di governare. E in questo ha ragione: l’apartheid non esiste più, lo prova il fatto che, una volta al potere, bianchi e neri si comportano allo stesso modo. (s.r.)


AA.VV., La speranza brasiliana?,L’Internazionale, 30 maggio/5 giugno 2008, pp. 52-56.
Il Brasile del presidente Lula sembra essere diventato un paese abbastanza ?noioso? per quanti, in America latina, si arricchiscono speculando sull’instabilità economica e politica. Questo grazie a una crescita media del 4,5 percento negli ultimi quattro anni, che se non è all’altezza di quelle delle altre economie emergenti ? Russia, Cina e India ? ha, se non altro, il vantaggio non indifferente di avvenire in una democrazia multipartitica che, almeno negli intenti, permette il cambiamento sociale. Restano le disuguaglianze di reddito tipiche dei paesi in via di sviluppo, la corruzione, la violenza diffusa, ma il capitalismo relativamente sano, la fiducia degli investitori e l’apertura del suo mercato hanno permesso al Brasile di entrare a tutti gli effetti a far parte dell’economia mondiale. Probabilmente alcuni successi dell’amministrazione Lula si riveleranno effimeri, tanto da far dire ad un uomo d’affari che ?In Brasile si promette tutto e non si ottiene niente?, ma certamente le potenzialità del paese sono enormi e, nonostante la lentezza del suo progresso, il Brasile per il futuro può davvero aspirare a un ruolo, anche politico, di rilievo. (s.r.)


A. Gilioli, Anche tu sei su You Tube, L’Espresso n. 13, pp. 48-51
Volenti o nolenti. Per sbaglio o per gossip. Siamo tutti potenziali attori del sito di video più famoso del mondo. Con rischi enormi per la nostra reputazione.
L’autore riflette sull’importanza ma anche sul pericolo, al giorno d’oggi, di essere youtubbizati. Infatti, con o senza il nostro volere possiamo venire ripresi e la nostra immagine può essere inserita su You Tube, ma anche su My Space, Facebook, Flickr o altri siti che ospitano video. Si tratta di immagini più o meno scherzose che rischiano però di minare seriamente la nostra reputazione. Il giornalista, a tal proposito, elenca una seria di casi in cui il filmato goliardico ha causato seri guai al protagonista. Ecco allora che già si discute sulla possibilità di realizzare un vero e proprio «testamento webbiologico» che permette a ciascuno di fornire indicazioni precise sulla regolamentazione e l’uso pubblico di ciò che si è inserito on line quando si era in vita. Mille le critiche relative ai video on line che vanno dalla violazione della privacy fino all’impossibilità di verificarne l’autenticità. Per contro, essi rappresentano anche uno strumento di libera informazione completamente ?scollegata? rispetto ai media tradizionali e in tal senso, apprezzabile. (t.g.)


AA. VV., Quattro giorni per rifare il mondo, L’Internazionale n. 742, pp.44-47
Segnalo un interessante articolo che presenta un’accattivante iniziativa americana: la TED Conference (dove TED sta per Technology, Entertainment e Design), conferenza che ogni anno raccoglie in California i più brillanti cervelli del mondo, nel tentativo di rispondere ad interrogativi quali ?qual è il nostro posto nell’universo??, piuttosto che ?cos’è la bellezza??, o ?dove andremo a finire se non cambiamo il nostro stile di vita??. Scienziati, artisti, filosofi, vincitori di premi Nobel, Pulitzer od Oscar, guru della comunicazione, esperti di energie rinnovabili, star e imprenditori si incontrano per presentare in soli diciotto miniti, ad un pubblico d’eccezione, le proprie idee, scoperte o spunti di riflessione per un futuro diverso. Alcuni dei contributi della scorsa edizione hanno toccato temi quali l’impiego dei funghi per il trattamento dei rifiuti o l’eliminazione dei virus influenzali; la possibilità di addestrare i corvi e usarli al servizio dell’umanità (per la ricerca di persone scomparse, ad esempio); e anche l’applicazione dell’arte giapponese dell’origami alla medicina e all’astronomia.
Per chi volesse saperne di più, consiglio vivamente di visitare il sito www.ted.com, dove sono disponibili i video degli oltre 200 interventi delle passate edizioni. (d.fa.)


Quotidiani
L. Maffei, La febbre del Pianeta, Il Messaggero, 30/06/08, p.19
Tra una settimana si aprono a Hokkaido, in Giappone, i lavori del prossimo G8, in occasione del quale gli scienziati del mondo avranno nuovamente l’opportunità di entrare in dialogo con la grande politica internazionale (era già successo nel 2005 su proposta dell’Accademia Nazionale delle Scienze del Regno Unito, poi riproposta nel 2006 in Russia e nel 2007 in Germania, cui, nel frattempo, si sono unite anche le Accademie di Messico, Brasile, Cina, India e Africa). Il Science Council of Japan ha organizzato a Tokio il G8 delle Scienze, occasione in cui saranno consegnati ai Capi di Stato e di Governo due documenti elaborati dalle Accademie dei paesi partecipanti. I due documenti affrontano rispettivamente argomenti quali il mutamento del clima terrestre in relazione alla questione energetica (Climate Change Adaptation and The Transition to a Low Carbon Society), e la salute nel mondo (Global Health). I suggerimenti che emergono dal primo documento, propongono il ricorso a fonti energetiche pulite, tra cui solare e idroelettrico, ma ribadiscono l’importanza della limitazione dell’emissione di gas-serra e l’educazione al risparmio energetico.
Il secondo documento richiama invece l’attenzione verso le minacce alla salute che coinvolgono larghe fasce di popolazione, spesso ubicate nelle zone più svantaggiate della terra, sottolineando l’inter-relazione che lega i problemi sanitari e il livello economico-culturale delle popolazioni interessate. Le richieste che gli scienziati faranno ai governanti andranno nella direzione dell’aumento della ricerca medica e scientifica, la collaborazione tra pubblico e privato e a livello internazionale, nonché ? ancor più importante ? il trasferimento dei risultati acquisiti alle popolazioni più svantaggiate, che non sarebbero altrimenti in grado di ottenerli. Il professor Maffei prosegue affermando che ?la scienza è il più potente strumento di cui l’uomo dispone per risolvere i problemi da lui stesso creati?, ci auguriamo tutti che i suggerimenti, le richieste e le proposte degli scienziati possano trovare accoglimento presso i potenti della terra, e non restare come parole sparse al vento. In attesa di un qualche riscontro fervono già i preparativi per il G8 in programma a Roma nel 2009, in quell’occasione i Lincei proporranno due argomenti all’ordine del giorno: la gestione dei flussi migratori e le nuove tecnologie per produrre e conservare l’energia. (Lamberto Maffei è Vicepresidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, rappresentante italiano alle conferenze internazionali delle Accademie delle Scienze dei paesi del G8). (d.fa.)


AA. VV., I giovani preferiscono Internet e i cellulari, ma leggono anche i libri, www.lastampa.it, 9/06/08
Segnalo che a inizio giugno è stato presentato il Settimo rapporto sulla Comunicazione realizzato dal Censis/Usis, promosso da H3G, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, che fotografa i consumi giovanili in tema di media e comunicazione.
Lo studio mette a confronto i dati del 2007 con quelli raccolti nel 2003, indagando tipologia, frequenza e utilizzo che i ragazzi nella fascia di età compresa tra 14 e 29 anni fanno di stampa, radio e televisione, Internet e telefoni cellulari. Ne emerge un quadro in cui l’uso di Internet è cresciuto notevolmente negli ultimi quattro anni, arrivando a interessare ben l’83% dei giovani italiani, contro il 69,5% degli spagnoli e il 65,7% dei francesi; il dato relativo all’utilizzo dei telefoni cellulari appare poi quasi scontato, essendo diffuso tra il 97,2% dei ragazzi italiani. Per quanto riguarda il trend generale, si può dire che negli ultimi quattro anni si è verificato un aumento generalizzato nell’impiego di tutti i media, inclusi i libri (il 74% dei giovani ne legge almeno uno all’anno ? testi scolastici esclusi ? e il 62,1% più di tre), e i quotidiani (letti una o due volte a settimana dal 77,7% dei ragazzi, contro il 59,9% del 2003). Per quanto riguarda il calo nel consumo di televisione tradizionale (dal 94,9% all’87,9%), esso è ampiamente compensato dall’incremento della televisione satellitare, passata da 33,6% al 39,9%.
Il Rapporto del Censis definisce l’approccio dei giovani ai media come una sorta di nomadismo mediatico, derivante dalla verità dell’offerta; ne consegue che ?[?] I consumi mediatici dei giovani sono molto ricchi e articolati, prevedono il contatto non solo con i nuovi media (Internet e cellulari), ma anche con i più antichi (libri e quotidiani), senza però attribuire importanza decisiva a nessuno di essi (è indifferente informarsi tramite i quotidiani, la televisione o Internet)?. (d.fa.)


A. Cassese, È un macigno sulla strada della moratoria, La Repubblica, 17 aprile 2008, p. 17
A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione del Rapporto di Amnesty International sulla diffusione della pena di morte nel mondo, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato legale l’uso delle iniezioni letali nelle esecuzioni capitali, costituendo così una sorta di via libera per quelle esecuzioni rimaste in sospeso da settembre 2007. Lo scorso anno, infatti, si era concluso con l’approvazione da parte delle Nazioni Unite, su proposta dell’Italia, della moratoria internazionale contro la pena di morte e negli Stati Uniti, al quinto posto nella graduatoria mondiale dopo Cina, Iran, Arabia Saudita e Pakistan, erano state eseguite ?solo? 42 condanne.
La speranza è che la decisione della Corte Suprema possa innescare non un effetto domino nelle esecuzioni, bensì un effetto valanga nell’opinione pubblica e che si possano rimettere in discussione molte cose; in questo senso sono di incoraggiamento le parole di uno dei giudici firmatari della sentenza, John Paul Stevens, che in aula ha affermato: ?[?] sono certo che questo caso genererà un dibattito non solo sulla costituzionalità del protocollo relativo al cocktail letale, ma anche sulla giustificazione della pena di morte in sé?.
Vi lascio un dato su cui riflettere: nel 2007 nel mondo almeno 1.250 persone sono state giustiziate, cioè una media di 24 persone a settimana. Per ulteriori approfondimenti: Carla Reschia, I top five della pena di morte: Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Usa, www.lastampa.it (d.fa.)


AA.VV., ?No al reato di clandestinità? Le Nazioni Unite criticano l’Italia, www.lastampa.it, 3/06/08
Negli ultimi tempi sembra che in Italia soffi un vento gelido di razzismo e xenofobia, alimentato anche da un’informazione non sempre corretta, che ha portato a episodi di violenza e discriminazione verso coloro che non sono di nazionalità italiana ma vivono sul nostro territorio. Cresce, e non solo dentro i confini nazionali, la preoccupazione che il nostro bel Paese si trasformi in un luogo inospitale e pericoloso per chiunque si discosti da certi ? imprecisati ? canoni di normalità, tanto che persino l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Luise Arbour, nel suo intervento al Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani, ha affermato, con esplicito riferimento all’Italia, che «in Europa, le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate, sono una seria preoccupazione». La scorsa settimana si era espressa in merito anche la direttrice dell’Ufficio Campagne e Ricerca di Amnesty International, Daniela Carboni, con un dettagliato articolo di denuncia pubblicato integralmente sul sito
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=11194, in cui ripercorre gli eventi nefasti che dallo scorso ottobre hanno portato alla creazione nel nostro Paese di un clima di diffidenza e intolleranza nei confronti dello straniero, in generale, e verso alcune etnie, in particolare. Per chi non vuole restare indifferente a quanto sta accadendo in molte parti d’Italia, per chi non vuole trincerarsi dietro la paura ?del diverso’, vi rimando alla riflessione di Giorgio Barberis pubblicata sul sito www.cittafutura.al.it/web2008/_pages/sommario.php?URL=cittafutura.al.it&LNG=IT&L=2&C=16&T=news&D=IT2605200809053701517529475&A=0  (d.fa.)


AA.VV., La Francia taglia internet ai “pirati”. Sul web i nomi di chi scambia file, 18/6/08 www.repubblica.it
Un progetto di legge presentato nei giorni scorsi dal Governo francese, e destinato a far discutere, intende ridurre le libertà di ?movimento in Internet’ a coloro che scambiano file illegalmente con il sistema peer to peer. L’idea è quella, non solo di richiamare all’ordine i ?pirati informatici? tramite comunicazioni mirate, ma anche di procedere alla sospensione della loro connessione ad Internet (da tre mesi a un anno) e di renderne pubblici i nomi, in modo da evitare che possano proseguire le attività ?fraudolente’, semplicemente cambiando provider.
Il Parlamento Europeo si era però già espresso in direzione opposta, chiedendo esplicitamente agli Stati membri di non ?tagliare’ la connessione internet ai ?pirati?, ma il governo francese, su esplicita richiesta di Nicolas Sarkozy, ha proseguito nel suo intento di regolamentare il mondo del web. Sembra che anche Paesi come Regno Unito, Svizzera e Belgio stiano studiando provvedimenti simili, mentre in Italia, nello scorso mese di marzo, il Garante della privacy si era espresso in materia, stabilendo che è illegale spiare coloro che scambiano file musicali o giochi su internet, tramite il sistema peer to peer (p2p). (d.fa.)


Segnalazione iniziativa: Il Circolo dei Lettori, www.circololettori.it
Volentieri segnalo il Circolo dei Lettori che si trova in via Bogino a Torino, all’interno di Palazzo Graneri della Roccia: un luogo tutto dedicato al piacere per la lettura, aperto a tutti coloro che desiderano condividere questa passione. “La passione per la lettura, è vero, la si può coltivare anche in piedi sul tram o in attesa dal dentista: niente ostacola un autentico trasporto per la pagina scritta, neanche le borse della spesa sui piedi o una vicina invadente e logorroica. Certo, però, avere a disposizione un luogo per leggere, un rifugio che inviti a immergersi nel flusso delle parole lasciandosi alle spalle il rumore quotidiano, è tutta un’altra cosa. …. All’aspetto ?sociale?, collettivo della lettura, che i ritmi frenetici della modernità ci hanno sottratto, il Circolo dei Lettori vuole dedicare il suo tempo e il suo spazio. Un tempo per volare, rubato alle pressioni e ai doveri quotidiani, e uno spazio fuori dall’ordinario ricavato nelle stanze di Palazzo Graneri, splendida cornice per una comunità di lettori che non vuole rinunciare al piacere di volare.” (e.s.)


(hanno collaborato a questo numero: deborah favareto, lorenzo formica, tatiana gandini, giorgio guala,
marco madonia, sergio rubatto, elena salvarezza)


 

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