Cartosio e Portelli: “qualcosa sta cambiando negli Stati Uniti”

L’omicidio di George Floyd a Minneapolis e le proteste che si sono scatenate in tutto il mondo, la questione del razzismo e della violenza delle forze dell’ordine statunitensi, il movimento Black Lives Matter, il covid-19 che ha colpito duramente il Paese e la presidenza di Trump nell’occhio del ciclone: di questi temi si è parlato nel’ultimo appuntamento della venticinquesima stagione dei Giovedì Culturali, dal titolo Il ginocchio sul collo. Gli Stati Uniti tra questione razziale ed elezioni presidenziali, con i professori Bruno Cartosio e Alessandro Portelli, entrambi già ospiti dell’Associazione negli anni scorsi.

Cartosio ha insegnato Storia dell’America del Nord all’Università di Bergamo. È stato tra i fondatori delle riviste «Primo Maggio»,«Altreragioni» e «Acoma» Portelli è stato professore ordinario di Letteratura angloamericana all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, tra i principali teorici della storia orale e critico musicale; ha pubblicato testi tradotti in varie lingue e ha raccolto poesie e canzoni popolari statunitensi e diversi saggi sulla letteratura afroamericana.

L’omicidio di George Floyd ha scatenato ovunque reazioni. Il professor Cartosio ha spiegato che l’episodio è la cima di una piramide di eventi, un omicidio insensato e inutilmente violento che è stato visto da tutti perché ripreso da una donna che ha assistito all’episodio e ha avuto il coraggio di diffonderlo. Era già un momento di grande tensione per la pandemia e la conseguente crisi economica e l’ostilità nei confronti dell’amministrazione Trump era già notevole

Già negli anni 60 le rivolte metropolitane avevano avuto come elemento scatenante la violenza delle forze di polizia.

Il professor Portelli ha detto che non sono solo rivolte afroamericane perché il numero di persone che si sentono tagliate fuori dalla società sono anche bianche e latinos. Le proteste si diffondono infatti anche in zone a maggioranza bianca e repubblicana. L’assassinio di Floyd ha segnato una svolta e la modalità del ginocchio sul collo rappresenta il trionfo dell’umano bianco sopra il bestiale. Per Portelli c’è stato un cambiamento di qualità della protesta.

C’è una linea di continuità con le pattuglie che controllavano il Sud degli Stati Uniti ai tempi della schiavitù: la polizia fortemente repressiva nei confronti dei neri è stata associata alle immagini attuali. Cartosio ha spiegato come la polizia urbana ha una tradizione di violenza e rappresenti una figura repressiva nel panorama sociale americano. Addirittura sono stati spesi miliardi per acquistare attrezzature militaresche, e non certo da polizia, come i carri armati. Dopo la reazione all’omicidio di Floyd, le uccisioni di neri da parte della polizia sono calate ma continuano nei confronti di bianchi e ispanici (negli ultimi cinque anni più di mille persone all’anno).

La reazione alla militarizzazione della società ha portato addirittua alla richiesta di smantellamento delle forze di polizia. Il personale è impreparato. Serve una smilitarizzazione. Si deve pensare anche all’adeguamento della composizione sociale delle forze di polizia (gli afroamericani sono pochissimi) e alla riduzione del potere delle organizzazione fraternali, una sorta di sindacati di polizia, che hannoforza di ricatto sui sindaci.

Sulla reazione delle piazze, Portelli ha ricordato che negli Stati Uniti non c’è separazione tra contravvenzione e reati (anche passare col semaforo rosso è un reato e la procedura è la stessa che si segue per l’omicidio, spesso infatti gli assassini da parte della polizia iniziano proprio da infrazioni stradali).

Sulla questione dell’abbattimento delle statue, si parla di ferocia iconoclasta ma si dimenticano le persone uccise. Le statue, ha spiegato Portelli, non sono state erette ai tempi dei personaggi che rappresentano, ma quando si è voluto ricordare un certo fatto o periodo storico.

Non esiste negli Stati Uniti una tradizione di iconografia nazionale e religiosa: Cartosio ha detto che è comparsa nell’ultima parte dell’800, in coincidenza col massimo dell’entrata di immigrati. Le statue avevano la funzione di identità nazionale, i gruppi principali a cui erano destinate erano gli immigrati poveri che dovevano identificarsi negli idoli nella nuova realtà.

In conclusione i relatori hanno tracciato un bilancio dell’amministrazione Trump, in particolare in quest’ultimo periodo di emergenza sanitaria.

Per Portelli gli Stati Uniti sono un paese spaccato, anche sul piano economico, c’è stata una ulteriore concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi ma lo zoccolo duro dei sostenitori di Trump non percepisce le critiche. La classe media è indebolita.

Cartosio ha ricordato che in metà delle contee americane non c’è un giornale o ne esce solo uno, molto spesso a cadenza settimanale. Manca l’informazione tradizionale e l’informazione passa senza controllo dai social network. Gli ultimi accadimenti potrebbero portare in una direzione lontana da Trump. Le grandi disuguaglianze in realtà sono iniziate prima di lui, e sono continuate anche sotto Obama. Trump ha favorito i più ricchi, molti si sono accorti che le sue promesse non si sono avverate e la maggioranza già risicata potrebbe cadere.

Sono nate mobilitazioni delle donne, dei lavoratori, dei giovani contro le armi, degli afroamericani e ispanici, c’è stata insomma una attivizzazione contro Trump e la sua politica e i risultati si sono già visti nelle elezioni di medio termine del 2018.

Cosa succederà a novembre? È probabile che Trump non venga rieletto, c’è chi dice che addirittura che si dimetta o che non concorrerà alle elezioni. Joe Biden peraltro è una figura debole e poco attraente.

Portelli ha ricordato che anche quattro anni fa si pensava impossibile la vittoria di Trump. Secondo Cartosio qualcosa è cambiato nel partito democratico. Sono entrare figure, anche molte donne, portatrici di prospettive apertamente socialiste, certo di sinistra, donne sindaco coraggiose e capaci (in città come Washington, Chicago, San Francisco, Atlanta), che stanno sostando il baricentro della politica del partito democratico. Il governatore e il sindaco di New York sono ora diventati figure di centro. Certamente è Bernie Sanders ad aver messo in moto questo cambiamento.

Qualcosa insomma è cambiato a causa della offensività della politica di Trump.

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