“Si deve creare l’idea che il futuro sia il popolo europeo”

La costruzione dell’Europa è stata uno degli esperimenti politici e istituzionali più complessi della storia delle comunità umane. Si è trattato infatti di costruire uno spazio continentale nel Vecchio Mondo segnato per secoli da guerre, con tradizioni e lingue diverse.

Ai Giovedì Culturali è stato presentato il libro L’idea di Europa. Storie e prospettive (Carocci 2020) di Corrado Malandrino, titolare della Cattedra Jean Monnet in Storia dell’integrazione europea, e di Stefano Quirico, docente dell’Università del Piemonte Orientale. L’incontro si inserisce nell’ambito del progetto Europe in the Global Age, nato dalla collaborazione tra Università del Piemonte Orientale e Associazione Cultura e Sviluppo e finanziato dall’Unione Europea (azioni Jean Monnet, programma Erasmus+), un’occasione per unire attività didattica, di ricerca e di discussione pubblica, attraverso seminari, convegni, tavole rotonde e approfondimenti rivolti a tutta la cittadinanza.

Il professor Francesco Tuccari dell’Università di Torino, studioso della democrazia e della nazione, ha introdotto l’incontro ricordando i limiti del processo dell’integrazione europea a partire dal 2005. Con la Brexit, in particolare, si è verificata una inversione del progetto e la crisi dell’Unione europea ha preso corpo con un ritorno al sovranismo e al nazionalismo, anche in forze politiche di sinistra. È sempre mancata una riflessione profonda sulla costruzione dell’identità e di un popolo europeo. Come rivitalizzare allora l’esperimento politico dell’Europa?

Il professor Malandrino ha ricordato che esistono diverse idee di Europa e che il concetto di identità europea ha avuto vari sviluppi. Fatta l’Europa economicamente integrata, prima con l’unione doganale, poi con quella economica (realizzata ormai ormai al 97-98 per cento), siamo tornati alla situazione di almeno un decennio fa. Nel 2005 il referendum sulla Costituzione europea fu bocciato in Francia e nei Paesi Bassi.

Oggi siamo di fronte alla rinascita di una impostazioni populista e sovranista che ha riportato indietro la storia, è venuto meno il sentimento filoeuropeo di 15-20 anni fa. La maggioranza degli europei è molto favorevole all’Euro ma non è contenta del governo continentale dell’economia e delle finanze. “Non si è costruita la consapevolezza che è necessario superare le critiche, spesso infondate, avanzate dalle forze politiche sovraniste e populiste contrarie a una comunità politica sovranazionale – ha spiegato Malandrino – Questo significherebbe fare i conti con un governo continentale che metterebbe fine alle scappatoie che gli Stati possono avere autonomamente. Serve una giuridificazione dei rapporti tra gli Stati europei, solo così si potrà arrivare all’unità politica”.

“Oggi manca la capacità dei popoli europei di vedersi come un grande popolo unitariamente costituito e la spinta deve venire dalle forze politiche e dalle classi dirigenti. Si deve creare l’idea che il futuro sia il popolo europeo, dobbiamo pensare in termini globali, senza rinunciare alla difesa dei diritti ma riconoscendo anche i doveri” ha concluso il professore.

Stefano Quirico ha ricordato che “il periodo del covid è una crisi nella crisi per quanto riguarda l’integrazione europea”. Per esempio è stato colpito il diritto allo spostamento tra le frontiere interne con conseguenze sui progetti di mobilità degli studenti: “Ci vorrà tempo per tornare al regime ordinario di libera circolazione che si è sempre più identificato nel tempo. Se la circostanza straordinaria fosse utilizzata per teorizzare l’applicazione ordinaria delle restrizioni, lo stato di salute dell’Unione europea sarebbe a rischio e sarebbero colpiti gli aspetti economici, culturali, turistici e di studio”. Non esiste nemmeno una competenza dell’Europa in materia sanitaria, che sarebbe una cessione di sovranità dei singoli Stati all’Europa, come non c’è in politica estera ed economica. “Occorre fare attenzione a non caricare l’Europa di oneri e compiti che ora non è in condizione di onorare perché gli Stati non hanno mai che voluto fosse in grado di farlo” ha concluso il ricercatore.

Qui potete rivedere l’incontro completo

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