Scienza e politica: due mondi complessi che dovrebbe parlarsi di più

Dalla fisica delle particelle alla meccanica statistica, dalla fluidodinamica ai supercomputer, dalle reti neurali al movimento di gruppi di animali. Di questo si è occupato nella sua carriera il professor Giorgio Parisi, uno dei fisici più importanti del mondo, ospite dell’incontro organizzato da Cultura e Sviluppo in collaborazione con le associazioni Caffè Scienza Firenze e Formascienza di Roma.

Professore ordinario di Fisica Teorica alla Sapienza di Roma, ricercatore associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, presidente dell’Accademia dei Lincei, Parisi è stato insignito del prestigioso Wolf Prize per la fisica 2021 “per le sue scoperte pionieristiche nella teoria quantistica dei campi, in meccanica statistica e nei sistemi complessi” e ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti scientifici (tra i quali la Medaglia Boltzmann. la Medaglia Max Planck, il premio Feltrinelli per la Fisica, la Medaglia Dirac per la fisica teorica).

“La fisica è molto legata alla matematica, è l’unica scienza in cui ha un ruolo essenziale. Imparato un certo numero di strutture matematiche, se ci si guarda intorno si scopre che alcune delle tecniche possono essere utilizzate con piccole modifiche in campi molto diversi” ha spiegato Parisi parlando dei suoi studi.

Sul ruolo dell’Accademia e sulla sua influenza, lo scienziato ha posto l’attenzione sull’autorevolezza dei soci e dell’istituzione stessa: “I Lincei producono una serie di documenti in cui studiano diversi argomenti specifici, ad esempio come migliorare l’agricoltura italiana. Ci sono circa venti commissioni che producono vari documenti all’anno, anche sul covid 19. Vengono anche redatti documenti per il G7 e il G20, sottoscritti da tutti i Paesi e inviati ai governi, su temi che vanno dalle armi letali alla decrescita del numero degli insetti. Per il prossimo G20 ci sarà un documento sulla crisi culturale diffusa, su cosa deve fare la scienza per prevenire future pandemie e cosa devono fare i governi per aiutare la scienza a prevenire la diffusione di malattie”.

Parisi ha ricordato che da statuto l’Accademia può dare consulenza e fare proposte ai pubblici poteri ma che in generale non arrivano molte richieste di pareri. “Per il recovery plan avremmo desiderato che venisse data una maggiore importanza alla scienza e siamo insoddisfatti. Comunque il presidente del Consiglio Draghi, dopo un intervento della senatrice a vita Elena Cattaneo, ha detto che i fondi della aumenteranno nelle prossime finanziarie. La National Academy of Science degli Stati Uniti fa in media duecento interventi all’anno al Congresso e i deputati possono esporre i loro dubbi agli scienziati. Questo in Italia non avviene”.

Il professore ha poi sottolineato l’importanza di una comunicazione scientifica chiara. “Il contraddittorio è un fatto costitutivo della scienza, anche Einstein e Heisenberg litigavano sulla meccanica quantistica ai convegni, ma oggi, ad esempio per il covid, tutto è trasmesso in diretta, i contrasti fanno audience ma non aiutano a capire”.

Nella fase di dibattito si è discusso anche dell’idea molto innovativa che Quintino Sella ebbe già nell’Ottocento, ovvero di ampliare l’ambito delle scienze da quelle fisiche, matematiche e naturali, a quello delle scienze morali o umanistiche (storia, filologia, archeologia, filosofia, economia, diritto), ormai fondamentale per gli scambi tra scienziati che in settori come la robotica o l’intelligenza artificiale devono lavorare con gli umanisti.

Il professor Parisi ha concluso con una proposta: “Il legislatore dovrebbe avere un maggiore contatto con gli scienziati. Ogni membro del Parlamento dovrebbe passare un giorno all’anno in laboratorio e almeno una rappresentanza degli scienziati dovrebbe andare un giorno all’anno in Parlamento. Sono due mondi complessi che tendono a non parlarsi, invece su temi come la sperimentazione animale sarebbe fondamentale”.

Qui potete rivedere l’incontro

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