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Il cinema è uno strumento fondamentale per raccontare la storia, è una fonte della conoscenza storica e può anche essere un agente della storia. Il professor Giovanni De Luna, uno degli storici italiani più noti e qualificati, ha presentato ai Giovedì Culturali Cinema Italia. I film che hanno fatto gli italiani (Utet DeA, 2021), un libro che propone al lettore un percorso affascinante, utilizzando i film come documenti del periodo in cui venivano realizzati e dei gusti del pubblico, avvicinandoci a un’inedita lettura del modo in cui il cinema ha contribuito, appunto, a “fare gli italiani”. In dialogo con lui lo storico Cesare Panizza e la critica cinematografica Benedetta Pallavidino.

“Il cinema è una fonte importante per la storia – ha spiegato Panizza – ed esiste una relazione che ha tre dimensioni: il film come rappresentazione del passato, come fonte di studio del periodo storico in cui è stato pensato e come agente di storia. Nel libro troviamo i grandi come Visconti e Rossellini e poi i fratelli Vanzina, tutti ci aiutano a capire il periodo storico che rappresentano”.

Per Benedetta Pallavidino il libro è un percorso storico raccontato attraverso il cinema e quei film che hanno fatto gli italiani senza distinzione tra grandi autori e mestieranti: “L’importante è come un regista racconta il suo tempo, la storia e gli italiani. Ad esempio Noi credevamo di Mario Martone, uscito per i 150 dell’unità, racconta l’Italia come paese, stato e nazione. Il neorealismo negli anni 50 racconta l’Italia dalla ricostruzione e del boom economico. Gli anni 60 sono ancora un periodo d’oro, negli anni 70 nasce invece il cinema politico e militante. Il libro è anche una storia della critica cinematografica”

Cabiria di Pastrone, unico colossal italiano, uscito nel 1914, non è interessante per la tematica ma per come rappresenta la contemporaneità, con gli interventisti che vogliono entrare in guerra. Negli anni 20, con l’avvento del sonoro, inizia anche il fascismo e il cinema diventa mezzo di propaganda. Con il neorealismo si racconta veramente l’Italia: “Il cinema che racconta il presente è il quello della ricostruzione e del boom. Divorzio all’italiana di Germi è un’amarissima ironia del presente dell’Italia. Petri e Bellocchio danno forma all’immaginario collettivo e raccontano la storia passata vista negli anni 80 e 90. L’immagine, più che la parola scritta, riesce a dare una percezione credibile del momento che si vuole rappresentare”.

Il professor De Luna ha ricordato che gli italiani non esistono dal punto di vista biologico ma sono un progetto con vari agenti che li costruiscono: lo Stato, la scuola, l’esercito, il fascismo, i partiti di massa, i consumi del boom economico, i simboli da ostentare negli anni 80 fino alla sazietà. “Il cinema è uno degli agenti. È una fonte per la conoscenza storica perché si relaziona al presente in cui il film viene prodotto. È uno strumento per raccontare il passato e si confronta con la tesi storiografica che propone. E poi è un duplice viaggio nel tempo rispetto al presente e al passato”.

De Luna ha portato ad esempio Terra e libertà di Ken Loach, realizzato all’inizio degli anni 90 dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica. Il comunismo incarnava una speranza che poi si è rivelata una macchina del terrore e il film dice che non è stato solo Stalin, ma che esistevano alternative che il politico sovietico ha stroncato.

Cabiria fa capire i livelli emozionali che avevano contribuito all’entrata in guerra dell’Italia ed è la monumentalizzazione della mentalità guerrafondaia dell’epoca. San Francesco di Liliana Cavani è un film del 66 ma rappresenta ciò che succederà nel 68. Salò o le 120 giornate di Sodoma vuole rappresentare il fatto che anche i corpi, e non solo i pensieri, dovevano essere controllati dall’organizzazione totalitaria dello stato. La vita è bella di Benigni, spesso criticato, vuole in realtà favorire il ricordo perché il film rende accessibile l’orrore dei campi di sterminio.

Qui potete rivedere l’incontro