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“Coprogrammazione e coprogettazione sono le nuove parole d’ordine. Il principio di sussidiarietà sempre evocato e inserito nella Costituzione nel 2001 ha trovato nel Codice del Terzo Settore un’attuazione precisa: si rifà a una idea di stato che è la comunità delle persone che vivono nel nostro paese”: Felice Scalvini, avvocato, esperto di coprogrammazione e sistemi territoriali, attualmente presidente di Fondazione Asm, già presidente di Assifero (l’associazione Italiana di Fondazioni ed Enti Filantropici), ha introdotto così la serata dei Giovedì Culturali realizzata in sinergia con Fondazione SociAL.

Scalvini ha rivestito molti ruoli di spicco nel mondo cooperativo e finanziario ed è tra i promotori del Forum Nazionale del Terzo Settore e ha ricordato che “il fondamento della responsabilità pubblica risiede nella collettività, poi è delegato un organismo coordinatore, lo stato e la pubblica amministrazione. Una comunità di persone deve assumersi le responsabilità rispetto ai bisogni collettivi. Lo stato non deve essere visto come un’entità superiore ma è un’espressione e una forma organizzativa di una comunità”.

Scalvini ha spiegato che la Costituzione riporta la promozione dell’azione dei cittadini che operano nell’interesse della comunità. Laddove i cittadini sono in grado di organizzarsi lo stato deve ritirarsi. Sull’idea che i cittadini che si organizzano non possano farsi carico dei bisogni collettivi il Codice del terzo settore volta pagina: i soggetti che non hanno finalità lucrative (associazioni di volontariato, imprese sociali) hanno pari titolarità nelle attività di programmazione e progettazione per gli interessi collettivi e sono chiamate a coprogrammare e coprogettare. “Bisogna tornare a programmare. Prima si devono rappresentare i bisogni – ha sottolineato Felice Scalvini – programmare significa vedere un punto di vista generale, raccogliere tutte le informazioni necessarie e condividerle, analizzare i bisogni e le risorse per risolvere i problemi. Questa è una sfida del terzo settore a pensarsi come entità collettiva. La cooperazione è un principio fondamentale del settore”.

Con la programmazione servono più competenze, contatti con i centri di ricerca, università, è necessario acquisire dati e riflettere insieme sul territorio. Per gestire i fondi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) servono professionalità del settore e competenze specifiche. L’esperto ha portato ad esempio la necessità di asili nido. Nel giro di 40 anni si prevede un calo della popolazione italiana a 35 milioni di abitanti. Saranno necessari strutture elastiche e flessibili sul territorio a supporto della genitorialità: “perché non dare fondi a cooperative sociali per un sistema di servizi per la prima infanzia da gestire insieme alla pubblica amministrazione?”

Ci sono soggetti privati che hanno fondi da distribuire, molto radicati nel territorio, come gli enti filantropici e le fondazioni di comunità che possono pensare di mettere risorse non per soddisfare bisogni ma per innescare nuovi processi: “anziché finanziare un nuovo progetto si paga uno stipendio per un operatore di comunità, un agente di sviluppo comunitario, per consolidare conoscenze e relazioni. Serve ingaggiare le università e chiedere di mettere a disposizioine le loro competenze. Non servono moltissime risorse ma è necessario sentirsi responsabili della missioni di anticipare e mettere a disposizione le risorse. Deve emergere la capacità della comunità di riflettere e organizzarsi meglio” ha ricordato Scalvini.

“L’innovazione c’è raramente, serve un trasferimento dalle cose buone già fatte in modo sparso sul territorio, da rendere generalizzate”. Per esempio, la Fondazione Asm, della quale Scalvini è presidente, ha elaborato un bando per l’”usato sicuro” per progetti non innovativi ma che funzionano e che si possono replicare.

Da dove partire? L’esperto ha spiegato che progettare le funzioni strategiche dello sviluppo serve lavorare insieme. I livelli sono quelli di ricerca, formazione, assistenza tecnica ai processi di sviluppo. “Nel sociale c’è pochissima curiosità rispetto a ciò che fanno gli altri. Bisogna andare in giro, vedere esperienze diverse da portare sul proprio territorio. L’obiettivo complessivo deve essere costruito insieme, non può essere solo un’aspirazione ma deve essere dettagliato. L’aspirazione è il lubrificante dell’ingranaggio da creare – ha concluso Scalvini – Le realtà cooperative non hanno molto margini e gli investimenti a lungo termine sono difficili da finanziare. Gli enti filantropici devono avere la capacità di inserirsi diventando partner, ad esempio finanziando il fatto che l’università diventi l’advisor, o il Csv progetti un percorso formativo”.

Nel corso della serata, introdotta e coordinata da Alessio Del Sarto per Fondazione SociAL e Associazione Cultura e Sviluppo, sono intervenuti anche il notaio Luciano Mariano, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, e Gianni Ravazzi, consigliere comunale di Alessandria.

Mariano ha ricordato che “lavorare in rete vuol dire anche fare un passo indietro quando è il momento, rinunciare a qualcosa per interessi più grandi. La considerazione delle esigenze altrui è un sacrificio ma ad esempio la Fondazione SociAL aveva soldi per incontri musicali e li ha fatti gestire alla Fondazione Cral, rinunciando per un bando più grande”.

Ravazzi ha parlato del progetto coesione territoriale del bacino del Tanaro, primo in Italia, che coinvolge 36 comuni per accordi di programma ai fini di sviluppare un’economia comune. Tre anni di progetto hanno consentito di raccogliere i desideri del territorio per elaborare un progetto di gruppo.

Sono intervenuti anche Mariacristina Massocco per il Csvaa (Centro Servizi per il Volontariato Asti Alessandria), Enrico Boccaleri per l’Università del Piemonte Orientale, Ettore Libener per il consorzio Consolidale e Luca Di Giandomenico per il Consorzio Coala.

Qui potete rivedere l’incontro