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“Sparta e Atene sono già miti nel mondo greco. Il mito di Atene paradiso della democrazia nasce nel discorso che Pericle fa per celebrare i morti della guerra del Peloponneso, nel quale dice che gli ateniesi sono diversi dagli altri e che sono una democrazia perché il potere è nelle mani della moltitudine”. Eva Cantarella, una delle più autorevoli studiose del mondo classico, già docente di Istituzioni di Diritto romano e di Diritto greco antico all’Università Statale di Milano, è stata ospite dell’Associazione Cultura e Sviluppo per la presentazione del libro Sparta e Atene

“Storie: in realtà gli schiavi, gli stranieri e le donne erano esclusi e solo i maschi adulti godevano tutti i diritti civili – ha spiegato la professoressa – il mito di Sparta nasce invece alla Termopili con Leonida, un grandissimo eroe”.

Il mito e la realtà sono difficile da distinguere. I miti di fondazione sono importatissimi perché ci dicono molto di quello che è una città. Efesto tentò di molestare Atena che cerca di sottrarsi, ma il seme cade a terra e da quello nasce Atene. Gli ateniesi si consideravano diversi perché nati dalla terra e vissuti sul suolo incontaminato. Coloro che non appartenevano a una polis erano considerati inferiori.

Eva Cantarella ha poi ricordato il mito di fondazione di Sparta. Tindaro era il re spodestato dal fratello, Eracle gli ha restituito il trono e per questo gli viene promesso che sarà il successore ma poi muore prima di Tindato. Gli eredi di Eracle non hanno potuto prendere il potere finché non si sono diretti verso Sparta insieme ai Dori

L’abisso culturale tra Sparta e Atene è un mito nato da come gli ateniesi raccontano di Sparta. Aristotele dice gli spartani non sapevano scrivere e leggere. In realtà erano laconici: parlavano poco perché davano molto valore alla parola e per quello bisognava usarla poco. “Il mito dell’ignoranza di Sparta è una proiezione degli ateniesi. Gli spartani peraltro non hanno mai costruito niente, c’erano villaggi che non sono mai diventati una vera città, per secoli non hanno costruito muri perché grazie al loro valore militare non ne avevano bisogno”.

Sparta e Atene sono poleis, ma dovremmo chiamarle città-stato o meglio stato-città. La Grecia di cui parliamo è quella della città-stato ma prima è esistita la Grecia micenea, scoperta solo nel 1953. Nel 1200 a.C. scompare e rinasce nell’VII secolo in una forma nuova. Ogni polis ha un suo dio protettore, il suo esercito, le sue mura, è insomma un piccolo stato autonomo e indipendente in se stesso e da una entità superiore. La Grecia non è mai stata né una nazione né uno stato. Sparta e Atene sono due poleis con le stessa istituzioni. Tra le differenze la relatrice ha ricordato la condizione femminile: le donne ateniesi stavano in casa e non avevano ruolo sociale, le donne spartane invece avevano una maggiore libertà perché gli uomini erano sempre a combattere, partecipano alla vita sociale e avevano potere sui figli ma la loro condizione era comunque difficile. La maternità a Sparta è un ruolo riconosciuto. Ad Atene si sono chiesti per secoli se le donne contribuivano alla nascita di un individuo: il generatore è il padre e il figlio è un ospite nel ventre della madre.

A Sparta le donne esercitavano un ruolo sociale ma solo a certe condizioni. Per gli spartani il culto degli antenati era meno importante che per gli ateniesi. Nei cimiteri le uniche iscrizioni erano quelle delle madri di guerrieri morti in battaglia. “Le donne spartane erano libere ma non liberate” ha detto Eva Cantarella..

Il ruolo della donne viene direttamente dal mito. Pandora, la prima donna, è costruita con materiali poveri e concepita come dono maligno per punire gli umani. Pandora è stata costruita artificialmente perché Zeus doveva punire l’umanità dopo che Prometeo aveva rubato il fuoco agli dei. Pandora ha tutti i doni possibili, la grazia, le parole incantatrici, la capacità di sedurre, ma ha anche tutto il male. La prima vittima è Epimeteo, il fratello di Prometeo, che la vede e la vuole prendere in casa sua. Pandora apre il vaso donatole da Zeus ed escono tutti il mali del mondo, in fondo è rimasta solo la speranza. Da quando è nata pandora gli uomini hanno conosciuto l’infelicità. “Ecco l’atteggiamento dei Greci nei confronti delle donne – ha detto la professoressa Un vero e proprio demerito”.

Nel dibattito si è parlato anche della condizione delle donne romane, di Medea e Antigone e della relazione con l’attualità. A tal proposito la professoressa Cantarella ha ricordato la trappola di Tucidide: “basta poco perché una guerra fredda diventi una guerra calda”.

Qui potete rivedere l’incontro