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“Penso che il sovranismo fascitoide di Putin e di Trump, che ha definito il presidente russo un genio, e dei loro amici europei sia un cancro da estirpare”. Paolo Berizzi, inviato del quotidiano la Repubblica, autore di inchieste sul mondo dell’estrema destra italiana che gli hanno procurato minacce e atti intimidatori da parte di gruppi nazifascisti, è stato ospite dell’Associazione Cultura e Sviluppo per la presentazione del suo ultimo libro, È gradita la camicia nera. Verona, la città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa, in dialogo con la giornalista Mimma Caligaris e con Giorgio Barberis, docente di Storia del pensiero politico all’Università del Piemonte Orientale. Berizzi da tre anni vive sotto scorta ed è l’unico giornalista in Europa ad avere protezione contro le minacce neofasciste e neonaziste.

“Verona si sente un luogo a sé stante – ha spiegato Berizzi – il ‘bravo ragazzo’ ultracattolico, di estrema destra e ultrà dell’Hellas Verona pensa che oltre alla sua città non siano possibili altri mondi e che chi viene da fuori debba essere combattuto e annientato. Ai fascisti non interessa il tema del covid o del green pass. Vogliono attaccare la democrazia e la pandemia è solo un pretesto”.

Per il giornalista “il fascismo non è mai terminato e ora riemerge sotto nuove forme approfittando del fatto che è stato sottovalutato e quindi normalizzato. Verona è uno specchio dell’Italia ed è un laboratorio perché ha una tradizione legata al fascismo in quanto centro nevralgico ai tempi di Mussolini”.

Il libro è dedicato a Nicola Tommasoli, il giovane veronese ucciso a calci e pugni, apostrofato per i capelli lunghi e aggredito per una sigaretta negata. I killer provavano un odio per il “diverso” e il procuratore capo ha certificato che si è trattato di un atto di razzismo. “Voglio che l’omicidio di Nicola non sia archiviato dalla memoria collettiva e dei veronesi”.

Berizzi ha spiegato che Verona è il luogo dove nasce la saldatura tra partiti sovranisti e destra estrema. Non è un fenomeno marginale, i suoi rappresentanti siedono in consiglio comunale, sono al governo della città, nelle società pubbliche. La destra estrema, quella istituzionale, il mondo ultracattolico, reazionario, antiabortista e omofofobo fanno sistema ed è un possibile modello futuro per una parte politica che produrrebbe discriminazione e intolleranza.

“Il Paese non ha mai fatto i conti col suo passato, e nemmeno con il suo presente. ‘I fascisti non esistono’ lo dicono i fascisti stessi. La tolleranza nei confronti di questi fenomeni non ha eguali in Europa: in Francia, Germania e Grecia i gruppi neofascisti vengono chiusi. Il processo di liberazione in Italia non è ancora completato. I fascisti non si vergognano più di uscire allo scoperto “ ha concluso Paolo Berizzi.

Qui potete rivedere l’incontro