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“Le ultime elezioni negli Stati Uniti sono state uno spartiacque. Ci sono due grandi partiti e il Paese si divide a metà. Biden ha avuto una affermazione significativa, è stato il presidente più votato nella storia e la sua vittoria è politicamente e numericamente netta”. Francesco Costa, giornalista e vicedirettore del giornale online Il Post, ha iniziato così l’incontro dei Giovedì Culturali, ripresi col il pubblico presente nella sala conferenze, intervistato da Valentina Baldovino.

Esperto di politica statunitense, inviato, Costa racconta e divulga fatti di politica, società e cultura statunitense agli italiani attraverso il podcast e la newsletter Da costa a costa, ottenendo un vastissimo successo di pubblico e di critica. Lo scorso gennaio è uscito il suo secondo libro, edito da Mondadori, Una storia americana, in cui racconta i processi che hanno portato Joe Biden e Kamala Harris alla vittoria, e traccia un ritratto della nuova presidenza percorrendo le biografie dei due protagonisti.

“La vittoria di Biden lasciava Trump in una buona posizione perché aveva preso comunque tanti voti. Trump avrebbe potuto lasciare in modo onorevole ma quello che è successo ha segnato la storia del Paese e la sua traiettoria politica. Non ha accettato la sconfitta. Una parte del Paese è convinto che le elezioni siano rubate, ma non ci sono fondamenti, Molti americani, anche elettori di Trump, sono rimasti colpiti dall’attacco al Congresso – ha spiegato Costa – La posizione politica si è molto indebolita e non credo che lo rivedremo più come candidato alle prossime elezioni. Non era mai successo che tanti esponenti del suo partito votassero per l’impeachment”.

Chi penderà il suo posto? Il partito repubblicano è rimasto radicale, e non lo è diventato con Trump, perché si era già spostato a destra nei decenni precedenti. “Il prossimo candidato non sarà un moderato” ha detto il giornalista.

Obama e Trump sono persone straordinarie, in senso letterale, non si può immedesimarsi in loro. Biden, invece, è un uomo medio, ma ha sviluppato una empatia e la capacità di ottenere fiducia dalle persone. L’affermazione cosi netta da un politico di questo tipo, che conosce le cose di cui parla, che fa politica da sempre, è una novità. Biden ha tolto molti voti al partito repubblicano – ha spiegato ancora il relatore – Non possiamo limitarci a conoscere le proposte dei politici, i programmi non contengono gli imprevisti, la capacità di mantenere le promesse dipende dal carattere e dal modo di trattare e mediare”.

Biden è stato vicepresidente in un periodo di grave crisi economica, dopo il quale la ripresa è stata molto lenta. Ora c’è di nuovo una crisi enorme per cause diverse (la pandemia) ma sono stati stanziati 1900 miliardi di dollari. Il nuovo presidente ha imparato dalla precedente crisi e mentre prima, fin dai tempi di Reagan, si pensava che lo Stato fosse il problema, ora si scommette proprio sul ruolo statale.

Su Kamala Harris come vicepresidente, Francesco Costa ha ricordato come non sia stata scelta perché donna e afroamericana. In America le donne sono maggioranza, i bianchi diminuiscono, le zone che offrono più possibilità sono quelle multietniche del Sud. Biden sa di non somigliare al Paese e già durante le primarie diceva che avrebbe scelto una donna come sua vice. La persona scelta per questo ruolo deve somigliare all’America e la Harris è la più competente e dotata di esperienza politica.

Per quanto riguarda i diritti civili c’è il progetto di continuare a diventare un Paese sempre più inclusivo. Per la sanità, Biden promette un compromesso ovvero una polizza pubblica opzionale, che costa meno di quella privata e per la quale ci siano anche sussidi.

In politica estera il presidente ha intenzione di riportare gli Stati Uniti al centro dello scenario internazionale anche creando un contesto multilaterale con i Paesi dell’area indopacifica per fermare l’avanzare dell’ascesa cinese.

Nella seconda parte sono intervenuti i fotografi torinesi Renata Busettini e Max Ferrero per la presentazione del volume fotografico  American Fi(r)st. “È un viaggio fotografico negli Stati Uniti per i quattro anni della presidenza Trump. Raccontiamo con le immagini le esperienze ai margini – hanno detto i due autori – nel libro c’è l’America che ha eletto Trump: volevamo persone che dicessero perché è stato eletto un personaggio come lui”.

“Gli Stati Uniti sono un luogo fondamentale per raccontare delle storie, e Trump ci permetteva di descrivere la forza devastante del populismo. Abbiamo effettuato un viaggio per ogni anno della presidenza Trump. Così abbiamo raccontato l’America attraverso dei ritratti. Sono foto poeticamente e politicamente significative.” hanno spiegato i fotografi mentre commentavano alcune delle foto del loro libro.

Qui potete rivedere l’incontro