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“Ho sempre pensato di avere un figlio o una figlia ma ho aspettato fino a che è diventato troppo tardi perché avevo paura, non sarei stata in grado di rispondere alla domanda ‘perché mi hai fatto nascere?’. Avevo iniziato a reinterrogarmi sul mio passato dopo una lunghissima psicanalisi. Ho cercato al di là della mia storia individuale, ho trovato la copia del certificato del battesimo di mio padre, e ho visto che non si chiama solo Ferruccio, ma Michele Arturo Vittorio Benito. E Benito è stata una scoperta che non mi aspettavo: pensavo che nel 1936 fosse un omaggio al dittatore. Poi ho capito un pezzo della storia di mio nonno rimossa da mio padre. Mio nonno fu un fascista della primissima ora e contribuì alla nascita della sezione romana dei fasci di combattimento nel 1919, fu fascista convinto. Perché questa storia è stata chiusa a chiave?”. Michela Marzano, professoressa ordinaria di Filosofia morale all’Université Paris Descartes (SHS – Sorbonne), scrittrice ed editorialista su La Stampa e la Repubblica, ha presentato in diretta streaming il suo ultimo libro Stirpe e vergogna, edito da Rizzoli.

“Il Ventennio è stata rimosso dalla storia italiana. Nel 1944 mio nonno venne epurato, in quanto fascista fu buttato fuori dalla magistratura, poi il processo di defascistizzazione si bloccò nel dopoguerra quando Togliatti, allora ministro della Giustizia, emanò un provvedimento sull’amnistia. Con la reimmissione nelle cariche pubbliche l’Italia decise di mettere un punto, troppo velocemente. C’è un rimosso della storia. Perché ancora oggi il fascismo è così radicato nei costumi e nella mentalità?” si è chiesta l’autrice nel dialogo con Maria Grazia Caldirola.

In questo e in altri suoi libri emerge il rapporto con il padre, una persona centrale per la sua storia interiore: ne parla con empatia, raccontando delle sue sofferenze, della presenza di un genitore ingombrante ma che ha avuto perdite dolorose e anche gravi problemi di salute. “Nel libro c’è tutto l’amore per mio padre: mi sono resa conto della sofferenza provata quando era bambino e suo padre fu epurato. Lui aveva 8 anni e non ricorda nulla. Quando mio nonno ebbe un ictus e rimase tetraplegico, mio padre avevamo meno di 20 anni. È una sofferenza che non ha mai voluto mettere in parole e ha a che fare con la rimozione della storia familiare. Serve guardare in faccia il problema. Ma nella storia del nostro Paese non è mai stato fatto”.

Dopo il processo contro Adolf Eichmann a Gerusalemme nel 1971, in Germania i sopravvissuti testimoniarono ciò che avevano provato e si riaprì il capitolo del nazismo. In Italia questo non avvenne per il mito degli “italiani brava gente”: si pensava che fosse colpa dai nazisti ma non dei fascisti. Solo Sergio Mattarella ha parlato del legame tra fascismo e nazismo nel 2018 per il Giorno della Memoria. “Il sentimento di vergogna è molto diffuso nella mia e nella precedente generazione. Il passato non rielaborato ci agisce. Tutti noi dovremmo fare i conti con la nostra storia: io che sono di sinistra i fascisti li ho avuti in casa. Mio nonno forse avrebbe mandato al confino mio fratello in quanto omosessuale. Ora so che posso reggere il peso di dire che io sono antifascista e considero il fascismo il male assoluto. Non dobbiamo accusare le persone ma avere la consapevolezza di ciò che è avvenuto. Non si nasce antifascisti ma lo si diventa quando si ripercorre il passato della propria famiglia” ha concluso la professoressa Marzano.

Qui potete rivedere l’incontro