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“Spallanzani era prima di tutto illuminista, viveva in un ambito filosofico che poneva la ragione e la scienza come fondamento del progresso umano”: il professor Paolo Mazzarello dell’Università di Pavia, uno dei più illustri storici della medicina italiani, ha introdotto così l’Incontro d’autore in cui ha presentato L’intrigo Spallanzani, il suo ultimo libro, edito da Bollati Boringhieri, che rappresenta un viaggio nella cultura scientifica dell’Italia del Settecento fra sfide della scienza e congiure di potere. L’autore ha dialogato con Maria Grazia Caldirola e con Simona Martinotti.

Spallanzani fu chiamato a Pavia da Maria Teresa d’Austria per dare un impulso a una università molto decaduta. Ritenendo che l’attività scientifica fosse fondamentale come mezzo di esplorazione della realtà, l’imperatrice richiamò nella città anche altri professori di grande prestigio.

Spallanzani era un fisico che si era avvicinato alla scienza grazie a Laura Bassi, una delle prime donne al mondo docenti universitarie, che insegnava all’università di Bologna. Grazie alla sua formazione, applicava allo studio della vita i principi rigorosi della fisica. Mazzarello lo ha definito come un filosofo naturale, ovvero uno scienziato che studia i meccanismi alla base dei fenomeni del mondo. A Pavia fu nominato professore di storia naturale, disciplina che studiava il mondo vegetale, minerale e naturale.

“Spallanzani ha fatto moltissime scoperte, ha introdotto il metodo dello studio dei meccanismi naturali e non solo della morfologia – ha spiegato il professor Mazzarello – ha scoperto la sterilizzazione, ha effettuato le prime fecondazioni artificiali, che sono diventate la base per la moderna zootecnia. Ha scoperto che la vita origina sempre dalla vita, in pratica ha fondato la microbiologia”.

“La natura ci parla in modo matematico – ha detto ancora il professore – quindi per parlare alla natura gli scienziati devono imparare quel linguaggio. Così avranno risposte utili. Per Spallanzani tutto il mondo era un grande laboratorio da cui catturare sempre almeno un briciolo di verità. Per lui la scienza era un’esperienza totalizzante”

Mazzarello ha raccontato anche della contrapposizione con altri scienziati dell’epoca. Per Scopoli e molti altri la scienza era la classificazione, in contrapposizione a Spallanzani che studiava i meccanismi dei fenomeni naturali. Fu accusato di aver sottratto i pezzi più belli dal museo dell’Università: la denuncia da parte dei più autorevoli scienziati dell’epoca fu mandata per lettera a tutte le accademie del mondo, “una vera e propria diffamazione organizzata”. Risultò poi innocente, fu assolto ed ebbe modo di rivalersi. Scopoli classificò come un nuovo verme ciò che in realtà era il gozzo e l’esofago di una gallina. In questo modo perse la sua credibilità e si ritiene che ne morì di crepacuore.

In conclusione il professor Mazzarello ha parlato della diffidenza nei confronti della scienza: “Forse la scarsa conoscenza dei metodi scientifici e anche dei progressi compiuti nei secoli possono essere una spiegazione. Non bisogna essere assolutisti e fondamentalisti, a volte gli scienziati sono troppo arroganti, ma non si può prescindere dall’elemento scientifico”.

Qui potete rivedere l’incontro