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“Quando gli americani hanno annunciato la decisione di ritirarsi dall’Afghanistan nel 2020 ho subito pensato alle donne a casa nei burqa, vedove, che non possono lavorare né studiare. Per vent’anni , pur vivendo in un paese conservatore, hanno avuto diritti, parità, possibilità di studiare e lavorare, pur sapendo di rischiare a causa degli integralisti”. Tiziana Ferrario, giornalista, volto notissimo del Tg1, già corrispondente da New York e inviata in molte zone di guerra e di crisi umanitarie, è stata ospite dell’Associazione Cultura e Sviluppo per la presentazione del libro La principessa afghana e il giardino delle giovani ribelli.

Dopo l’11 settembre c’erano i militari di quaranta nazioni, tra cui anche l’Italia, i talebani combattevano ma la popolazione li accettava e parte del territorio era sotto il loro controllo. “Con il libro voglio raccontare il coraggio delle donne quando gli occidentali sono andati via dal Paese. Certo non immaginavo il ritorno dei talebani il 15 agosto scorso. La principessa Homaira protagonista del libro è la nipote dell’ultimo re afghano. Nei tanti anni che ho passato in Afghanistan ho conosciuto la vita delle donne. È un romanzo, quindi c’è un po’ della mia fantasia ma le storie sono vere” ha detto l’inviata in dialogo con la giornalista del Piccolo Mimma Caligaris.

Con l’ultimo re, molto amato dal popolo, l’Afghanistan ha avuto quarant’anni di pace e armonia e una costituzione che garantiva la parità delle donne. Nel 1973 è avvenuto un colpo di Stato, la famiglia reale è stata arrestata poi portata in Italia, dove il re si trovava per un intervento chirurgico. Quando gli americano hanno deciso di fare la guerra al terrorismo, il re è stato riportato in patria come elemento di pace.

Le donne sono ribelli perché vogliono essere libere ma non si può ribellarsi ai talebani. “Hanno chiuso le scuole per le ragazze dai 12 anni in su anche se avevano promesso di riaprirle. Dei talebani si vede soprattutto la componente politica – ha spiegato la giornalista – ma c’è la parte integralista che ha compiuto gli attentati. Vogliono il riconoscimento del loro governo per aver accesso ai finanziamenti internazionali. I talebani sono arrivati il 15 agosto, ma non avevano intenzione di conquistare Kabul. Il governo è scappato, gli americani e i contingenti internazionali se n’erano andati. Karzai ha detto loro di entrare in città per evitare saccheggi e disordini e si sono ritrovato al governo. Oggi sono gli interlocutori per il mondo”.

Non è mancato un riferimento alla stretta attualità con la situazione in Ucraina. “In una guerra i civili pagano il prezzo più alto, in particolare le donne e i bambini. Ucraini e afghani vogliono tornare a casa. Dopo il crollo del regime dei talebani nel 2002, milioni di afghani sono tornati a casa e non trovava più niente. La resistenza serve per salvare i loro figli. Per le donna è resistenza scegliere di lavorare”.

La guerra in Ucraina è molto difficile da raccontare. C’è la propaganda di Russia e Ucraina, esistono più fronti, ci sono due governi che raccontano ognuno la propria versione. Io cerco sempre più fonti per informarmi, anche di chi non è coinvolto nel conflitto e che non ha interesse a raccontare una parte della storia” ha detto Tiziana Ferrario.

Si racconta molto ciò che dicono gli ucraini che sono stati invasi, il presidente Zelensky è un grande comunicatore. In Russia il Cremlino chiude i media e minaccia di mandare in carcere i giornalisti. “Che si fa in queste situazioni? Si cerca comunque di capire cosa pensano i russi?. Molti media occidentali hanno scelto di andare via. La Bbc ha ritirato i suoi propri giornalisti ma dopo due giorni sono tornati a Mosca. Sanno che ci sono limitazioni ma se si vuole capire si devono avere tutte le versioni. La Rai ha fatto rientrare i giornalisti e il corrispondente nella capitale un mese dopo”.

Anche andando al fare la spesa si capisce qualcosa di un Paese e questo devono fare gli inviati e i corrispondenti. “Nel Donbass c’è un solo giornalista: Luca Steinmann per La7. È andato a Mosca e con i russi si è recato in quella regione. A Mariupol Steimann faceva vedere la città con la gente per prendere in cosa il cibo mentre altri media dicevano che si combatteva ma senza essere sul posto. È una scelta editoriale scegliere di raccontare solo quello che dice una parte. I giornalisti devono essere testimoni di quello che succede” ha raccontato la giornalista.

In Ucraina ci sono tanti inviati freelance: “Rischiano la vita, hanno poche protezioni. Se non c’è un editore alle spalle, non c’è copertura assicurativa. Nei giornali si usano sempre più giornalisti precari ma così la stampa è meno indipendente e meno libera perché chi scrive non si sente garantito” ha concluso Tiziana Ferrario.

Prima dell’incontro pubblico la giornalista ha incontrato gli studenti dei licei alessandrini che si occupano dei giornali scolastici per un seminario formativo, rispondendo alle loro domande sul ruolo dei giornalisti e sulla comunicazione.

Qui potete rivedere l’incontro